Power Paladin – Recensione: Beyond The Reach Of Enchantment

“Nonostante l’abbondanza di clichè e forti influenze”, avevamo recensito in termini incoraggianti l’album di debutto degli islandesi Power Paladin: era il 2022 e “With The Magic Of Windfyre Steel” esibiva una “tecnica indiscutibile”, strappando un “giudizio generale positivo” grazie a canzoni in salsa fantasy potenti e divertenti che avrebbero fatto la felicità degli amanti del genere. Sono dunque passati quattro anni da quelle belle parole e per Atli Guðlaugsson (voce), Bjarni Þór Jóhannsson (chitarra), Ingi Þórisson (chitarra), Einar Karl Júlíusson (batteria), Bjarni Egill Ögmundsson (tastiere) e Kristleifur Þorsteinsson (basso) è giunto il momento di dare alle stampe un secondo lavoro che ancora una volta non intende nascondere il proprio debito artistico nei confronti dei grandi (con IRON MAIDEN, DIO e HELLOWEEN citati a caratteri maiuscoli, proprio come li avete appena letti) ma che al tempo stesso promette, quasi consapevole delle timide mancanze esibite dal predecessore, un suono più maturo e rifinito. Disponibile anche in vinile dorato, il disco si apre con “Sword Vigor”, che i file non compressi forniti dall’etichetta ROAR permettono di apprezzare in tutta la sua tagliente e quadrata potenza. Fin dalle battute iniziali i Power Paladin si confermano padroni di semplicità ed immediatezza, in grado come sono di arrivare subito al punto con canzoni che coinvolgono e divertono già al primissimo ascolto.

Grazie a cori immediati e produzione pulita, qui non c’è nulla da capire né da “apprezzare meglio al secondo ascolto”: il piatto è servito con una chiarezza d’intenti interpretata con grinta e tecnica, arricchita con piccole sorprese (vedi l’intermezzo chiptune che con la grammatica power non c’entra nulla… eppure funziona, oppure l’ironia dei cori in falsetto dell’esuberante “Camelot Rock City”) e spalmata su un minutaggio che permette a ritmiche ed assoli di conficcarsi bene in testa, pur senza risultare ripetitivi. Con la sezione ritmica di Þorsteinsson e Júlíusson a sostenere tutta la presentazione con encomiabile solidità, “Beyond The Reach Of Enchantment” è sempre brillante e focalizzato, sicuramente alla ricerca di una propria strada: le citazioni questa volta non sfiorano più il carattere del plagio come accadeva in passato, perché ci sono passaggi di evidente personalità (“Glade Lords Of Athel Loren” e la sua sottotraccia neoclassica poi seguita dal growl) ed orchestrazioni che potrebbero definire questo power anche symphonic, una possibilità sulla quale però il sestetto di Reykjavík sorvola – non usando il termine nemmeno una volta nella cartella stampa – con la leggerezza e la nordica sicurezza che lo contraddistingue.

Un altro deciso passo in avanti è presente in una certa idea di varietà che prende forma, mano a mano che ci si muove lungo questa scaletta di otto brani: “Royal Road” esibisce ad esempio un riffing più heavy nella strofa, che solo al momento di bridge e chorus si raccorda con lo sviluppo melodico del metal suonato dai Power Paladin. Qui come altrove i diversi innesti sono realizzati tutti con il medesimo buon gusto, senza mai scadere nel barocco, con certi assoli che – al contrario – presentano un’inaspettata asciuttezza che davvero sembra volersi lasciare alle spalle le scopiazzature e le (comprensibili) insicurezze del debutto.

Prodotto dalla stessa band insieme a Haukur Hannes, il disco si avvale anche di un suono pulito e potente per esaltare le sue qualità: brillante ed avvolgente nei momenti nei quali i suoi cori esplodono con maggiore vigore (“The Arcane Tower” ed il suo evocativo intermezzo), esso regala un’esperienza di ascolto coinvolgente e non affaticante, tessendo una solida base sulla quale la voce di Guðlaugsson può spaziare attraverso una pluralità di registri, tutti caratterizzati da una assoluta sensazione di controllo, “senza farsi sovrastare” esattamente come avevamo rilevato nell’occasione precedente. Lungo quarantotto minuti e davvero denso in quanto ad energia, tecnica, suggestioni e (misurate, questa volta) citazioni, “Beyond The Reach Of Enchantment” è un prodotto semplicemente pregevole, realizzato da un gruppo affiatato di musicisti che oltre ad affinare ulteriormente la propria tecnica compie un deciso passo in avanti in quanto a consapevolezza nei propri mezzi, complessità degli arrangiamenti (“Keeper Of The Crimson Dungeon”) e chiarezza in merito agli obiettivi da perseguire. Grazie ad una robusta impostazione heavy che, soprattutto nella seconda parte dell’album, ben bilancia le cavalcate di stampo più marcatamente e prevedibilmente power (“Aegis Of Eternity”), questo secondo lavoro prende con decisione le distanze dal gruppo degli emuli, deciso com’è a guadagnarsi un posto al tavolo dei grandi spingendosi – quando necessario – anche ben oltre i limiti della comfort zone (vedi i nove minuti croccanti & abbondanti di “Valediction”). La mia impressione, se adeguatamente supportati da ROAR e Reigning Phoenix, è che le potenzialità per farlo ci siano tutte: diffidate da chi lo bollerà come un semplice lavoro “di genere”, perché il modo in cui le sue note invitanti si rincorrono ricche senza sosta e senza ballad rivela molto, molto di più.

Etichetta: ROAR

Anno: 2026

Tracklist: 01. Sword Vigor 02. Glade Lords Of Athel Loren 03. The Royal Road 04. The Arcane Tower (feat. Tommy Johansson / MAJESTICA, ex-SABATON) 05. Aegis Of Eternity 06. Camelot Rock City 07. Keeper Of The Crimson Dungeon 08. Valediction
Sito Web: facebook.com/powerpaladinice

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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