Post Romantic Empire Fest: Live Report

Lodevolissima iniziativa quella del Post Romantic Empire Fest, che vede in scena all’Horus Club di Roma parecchi nomi di punta del neo-folk e dell’elettronica contemporanea, per una serata di indubbio prestigio e che non a caso si ripeterà, alla presenza di altri nomi, prossimamente in tutta Europa.

Precisando che dati gli impegni con il sito concomitanti il giorno succesivo il report si riferisce esclusivamente sino alla prestazione dei Sieben (in quanto la serata, cominciata nel tardo pomeriggio, sarebbe continuata fino a notte inoltrata), si comincia con la contemporanea presenza sul palco di tre acts, Mr Greeks, Fire At Work e Anticracy, che provvedono a creare eleganti commistioni tra elettronica e free jazz per un risultato sicuramente interessante e che provvede ad intrattenere i presenti. Da sottolineare anche la costante presenza durante tutta la serata di un notevole lavoro sull’aspetto visivo, con la proiezione di numerosi filmati che hanno accompagnato le prestazioni di molti artisti.

Purtroppo un momentaneo contrattempo impedisce di seguire a pieno la prestazione di Noosfera, che viene comunque apprezzata dal pubblico, mentre è poi il turno dei torinesi Larsen, quartetto approdato alla corte di Michael Gira(Swans, per intenderci), che propone un set esclusivamente strumentale di grande suggestione, incentrato su un post-rock che si caratterizza sia per l’utilizzo di strumenti particolari come la fisarmonica sia per l’innegabile capacità di disegnare atmosfere malinconiche che coinvolgono da subito.

Arriva poi il momento di Joseph Budenholzer, chitarrista dei Current 93, che qui propone il proprio materiale solista a nome Backworld: agghindato in un improbabile abbigliamento simil-country, il cantante e chitarrista propone brani tratti da tutte le sue fatiche che, pur pagando il dazio di una leggera ripetività alla lunga, riescono a convincere i presenti:da segnalare nel finale la cover di ‘Pale Blue Eyes’ dei Velvet Underground e la presenza dei Larsen nell’ultimo pezzo per una collaborazione efficace( che si ripetera’ prossimamente in occasione di un concomitante tour europeo) e che chiude in bellezza il set.

Grande attesa per gli Hawthorn, nuovo progetto che vede protagonisti l’immenso(in tutti i sensi) Tony Wakeford dei Sol Invictus e il fido compagno di avventure Matt Howden al violino. La proposta del duo, in anteprima esclusiva per questa serata, è incentrata sul loro disco di prossima uscita che si muove su coordinate in parte vicine a quella della band madre, ma che riesce a differenziarsi per molti aspetti: Wakeford appare molto defilato, limitandosi a suonare il suo curioso basso elettrico e a duettare con grande efficacia con Howden, a cui è affidata prevalentemente la parte vocale e gran parte della scena. La cosa piu’ stupefacente è come questi nuovi brani, pur al primo ascolto, colpiscano da subito l’ascoltatore, creando grande aspettativa per questa nuova fatica, e lasciando del tutto soddisfatto il pubblico, che applaude a piu’ riprese.

Pochi minuti dopo la fine del set degli Hawthorn e’ di nuovo Matt Howden a tornare sul palco, a pochi mesi dalla sua ultima prestazione nella Capitale, sempre per presentare il proprio materiale a nome Sieben, questa volta in occasione dell’uscita del nuovo album ‘Sex And Wildflowers’: e se il carisma di questo straordinario musicista era emerso a tratti nella precedente esibizione, è nella propria prestazione solista che il violinista dà il meglio di sè, esibendosi in un set eccezionale e che ha lasciato ben piu’ di uno spettatore a bocca aperta. Impossibile in particolare non essere colpiti dalla particolare tecnica adottata da Howden, che non lavora su basi preregistrate, ma che egli stesso crea sul momento solo con l’uso del violino e di un multieffetto, dando così la possibilità al pubblico di osservare la ‘nascita’ vera e propria delle sue canzoni.

Howden sul palco si rivela carismatico e magnetico, prodigandosi in sorrisi e ringraziamenti ed incantando i presenti con delle composizioni non facili, dando inoltre la conferma di essere un ottimo cantante: alla fine del proprio set avrà gli applausi di tutti i presenti, decisamente rapiti da un tale spettacolo che è risultato accessibilissimo anche per chi non aveva mai sentito niente di questo straordinario musicista.

Rinnovando i complimenti a quest’iniziativa, ci auguriamo che si possa ripetere al più presto, Roma ha sicuramente bisogno senza dubbio alcuno di manifestazioni come questa.

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