Tim “Ripper” Owens – Recensione: Play My Game

Iced Earth, Judas Priest, Yngwie Malmsteen….sono tante la band in cui Tim “Ripper” Owens milita ed ha militato; anche per lui adesso è arrivato il momento di ricavarsi un angolino tutto proprio. Il buon singer ci prova con “Play My Game” che esce a suo nome con la voce di Tim filo conduttore di tutto l’album. Infatti si sono volute fare le cose in grande e per ogni brano ci troviamo di fronte a delle vere e proprie super band: Bob e Bruce Kulick, James Lomenzo, Chris Caffery, Doug Aldrich e tanti altri musicisti si alternano dietro gli strumenti, a dir la verità però senza sfruttare al meglio le potenzialità di ognuno. Infatti, nonostante delle line up molto variegate, l’album suona decisamente omogeneo, po’ troppo. Come dichiarato dallo stesso “Ripper” l’album riprende volutamente le sonorità di Judas Priest (non molto a dire la verità) e dei Black Sabbath (decisamente di più). Sembrerebbe quasi di trovarsi di fronte a un tributo alla Dio-Era dei Sabbath, con riffoni sempre molto importanti e ribassati, una sottile vena epica appena accennata e il buon singer che mai come in questo disco diventa emulo di Ronnie James Dio. Si tratta comunque in generale di un bell’heavy tosto e quadrato, senza fronzoli e diretto. C’è anche l’hard rock in “No Good Goodbyes”, con accenni ai Black Label Society di Zakk Wylde, e c’è addirittura una pseudo ballad in “The World is Blind” dal chorus decisamente accattivante. Per il resto i brani non deludono di certo, riff alla Iommi in ogni dove, parti cadenzate e più epiche si alternano con accelerazioni più heavy senza però esagerare. Manca però quella manciata di brani memorabili, quelli che ti riascolteresti volentieri fra 10 anni, mancano soprattutto dei chorus più orecchiabili che caratterizzino maggiormente i brani. Nonostante questo “Ripper” Owens da totale sfoggio della sua tecnica ed esplora qualsiasi tonalità come mai aveva avuto la possibilità di fare e, considerando che si è occupato anche di gran parte del songwriting, si può senz’altro dire che abbia svolto un lavoro eccelso. In conclusione però da “Play My Game” ci si aspettava qualcosa di più: ne risulta un album troppo di maniera e fatto su misura per accontentare l’ascoltatore poco esigente. Nonostante questo siamo di fronte ad un album comunque buono e formalmente ineccepibile. Intanto ci tocca accontentarci e aspettiamo le prossime mosse del “Ripper”.

Voto recensore
7
Etichetta: Steamhammer/Audioglobe

Anno: 2009

Tracklist: 01. Starting Over
02. Believe
03. The Cover Up
04. Pick Yourself Up
05. It Is Me
06. No Good Goodbyes
07. The World is Blind
08. To Live Again
09. The Light
10. Play My Game
11. Death Race
12. The Shadows Are Alive

Sito Web: http://www.myspace.com/timtheripperowens

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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