Metallus.it

Peste Noire – Recensione: Peste Noire

Esce un po’ in sordina “Peste Noire”, quinto ed omonimo studio album dell’eclettica black metal band francese. Una band che d’altronde rifiuta ogni logica commerciale e pubblicitaria, non fa un particolare affidamento sui social network e licenzia i propri lavori sull’etichetta La Mesnie Herlequin, fondata dal vocalist/chitarrista La Sale Femine De Valfunde. Una label incaricata di esporre non soltanto gli esiti musicali ma soprattutto la filosofia che sta dietro al progetto Peste Noire. Il three-piece di Avignone si conferma foriero di un black metal che elude troppi schemi e tendenze, infischiandosene bellamente del music-business ma altrettanto dell’attitudine truce della tradizione. Non è un caso come in questo capitolo sia stato dato un peso notevole alle parentesi folcloristiche con numerosi strumenti di genere e alla voce della brava Audrey Sylvain (qualcuno la ricorderà negli Amesoeurs), elementi che arricchiscono di spessore ogni vagito di questo imprevedibile ensemble. Si comincia subito molto bene con “Le Retour De La Peste”, mezza via tra black metal primitivo e psichedelia, semplicità ed efficacia esecutiva unita a una grossa personalità, come possiamo notare nella successiva “Démonarque”, mid tempo epico e scarnificante con l’ingresso di strumenti con l’hammond e l’hurdy-gurdy. La cangiante “La Bêche Et L’Epée – Contre L’Usurier” introduce addirittura una tromba a creare ordine in un marasma sonoro, mentre “Niquez Vos Villes” mostra la non convenzionalità dei nostri conciliando un black rozzo e primordiale a una voce rappata. I Peste Noire se ne fregano delle regole ed è questo che li rende solidi e personali. E allora che tutto sia anarchico, come d’altronde conferma “Ode”, litania acustica e poetica subito negata dallo sguaiato black/punk di “La Blonde”. Nel finale trionfa la vena pessimista e dolorosa che si concretizza in un episodio che inizia con una rabbia indescrivibile, per poi rendersi ragionato e melodico. Costellato ancora una volta da liriche pungenti, scomode e che davvero piaceranno a pochi, “Peste Noire” rappresenta al meglio l’essenza di una band tra le più interessanti nel panorama estremo europeo.

Exit mobile version