Perseus – Recensione: Into The Silence

Formati a Brindisi nel 2011, i Perseus derivavano dalla fusione di due formazioni locali: con la prima più affine al prog-metal e la seconda impegnata come tribute band dei Judas Priest, è naturale che la musica dei pugliesi sia da allora collocabile in un universo che gravita attorno a Rob Halford, Manowar, Queensryche, Kamelot, Rhapsody e Labyrinth. Autori nel 2013 del debut albumThe Mystic Hands Of Fate”, al quale ha fatto seguito tre anni più tardi “A Tale Whispered In The Night”, i Perseus hanno sempre privilegiato collaborazioni di alto livello, che potessero contribuire alla crescita del proprio suono ed aprire nuove opportunità: si spiegano (anche) in questo senso le esperienze con Tommy Talamanca e Trevor dei Sadist, i tour con Civil War e Dragonhammer e le uscite europee nelle vesti di headliner, che certamente hanno contribuito ad aumentare non solo la base dei fan ma anche la consapevolezza dei propri mezzi. A giudicare dalla lunga lista dei nove vocalist che hanno affiancato Antonio Abate sul nuovo “Into The Silence”, si direbbe che il concetto di collaborazione sia ancora particolarmente caro ai Perseus, che quindi non hanno smesso di considerare il loro power metal come un’occasione per aggregare artisti di posti ed esperienze differenti, pur mantenendo uno stile proprio che non prescinde da melodie orecchiabili, riff potenti ed un’apprezzabile attenzione ai testi. Messa alla spalle l’atmosferica intro “Clash Of The Titans”, questo terzo lavoro comincia a fare sul serio con una title-track melodica e trascinante… che purtroppo la terrificante compressione dello streaming non permette di apprezzare in tutta la sua pulizia formale.

Quello che si intuisce, ad ogni e volenteroso modo, è un insieme compatto nel quale gli elementi sinfonici e l’importanza assegnata alle melodie costruiscono un approccio dai toni epici, ulteriormente valorizzato dagli assoli di chitarra e di tastiera. La prova di Abate è qui ulteriormente sostenuta da Roberto Tiranti, un arricchimento prezioso ma che nulla toglie al gusto melodico ed interpretativo del cantante “residente”: se l’aggiunta di tante voci nuove rappresenta un elemento di sicura varietà, lo stile dei Perseus rimane fermo e perfettamente codificabile, beneficiando di quella maturazione che un percorso discografico di dieci anni non può non favorire. La successiva “Strange House”, nella quale i cori epici si fanno ancora più presenti, si avvale del duetto con Andrea “Wild Steel” De Stefanis per dare ulteriore corpo al proprio impatto power: il suo contributo è in questo caso perfettamente funzionale alla direzione stilistica intrapresa dai pugliesi, che se da un lato non riserva grandi sorprese per quanto riguarda gli spunti originali (se escludiamo il progressivo inserimento di piccoli elementi di sapore folk e l’occasionale ricorso all’italiano), dall’altro beneficia di una notevole solidità, di una rappresentazione sempre convincente e di un’immagine che – brano dopo brano – si fa sempre più grandiosa, corale e sinfonica.

Procedendo alla scoperta della scaletta e dei duetti, ho trovato particolarmente interessante il coinvolgimento di Francesco Cavalieri, perché i suoi Wind Rose (anche grazie alla felice intuizione alla base di “Diggy Diggy Hole”) sono al momento una delle realtà metal italiane di maggiore successo internazionale, favorita da idee chiare ed un’abnegazione totale al progetto che sta giustamente premiando i toscani. La sua presenza mi porta a pensare, o forse solo fantasticare, che per i Perseus valga lo stesso discorso: “Into The Silence” è un album che probabilmente non può beneficiare di un aspetto visuale/virale così forte, ma nel quale la ricerca della qualità è palpabile in ogni traccia. Qua e là emergono alcuni episodi nei quali personalità ed eleganza non risultano ancora pienamente espressi (“The Picture Of My Time”, “Warrior” e “Twilight” rimangono un po’ spente ed acerbe), complice una sovrabbondanza di fattori la cui felice coesistenza non è sempre così scontata: se il disco ha un difetto veniale, questo è quello di essere talvolta sbilanciato a favore della quantità. Nonostante ne sia un personale estimatore, avendo sempre e convintamente preferito il tanto al buono, questo atteggiamento conduce ad alcuni momenti musicalmente opulenti ma ai quali manca l’intuizione in grado di fissarli naturalmente nella memoria: proprio l’esperienza dei Wind Rose, appena citati, dimostra come spesso la magia si possa realizzare partendo dalle piccole cose che, per un motivo o per l’altro, sono in grado di catalizzare l’interesse, risuonare nella mente ed alimentare la passione. Disseminati lungo la scaletta rimangono comunque momenti molto interessanti, tra i quali evidenzierei “Defenders Of Light” ed una “Il Labirinto Di Ombre” cantata in italiano che dà finalmente sfogo al gusto melodico, italiano e popolare che i Perseus non fanno mistero di amare.

Con la speranza che anche i Perseus abbraccino il duemila e ventiquattro e si convertano presto alla condivisione di file ad alta risoluzione, perché la compressione non rende davvero giustizia ai loro sforzi ed anche il povero recensore ha le sue esigenze, va dato loro atto di aver dato vita con questa terza proposta ad un lavoro pregevole, rifinito, interessante soprattutto nella sua prima parte e nel quale le collaborazioni aggiungono un tocco piacevole, senza però alterarne la personalità e la visione originale. Una personalità ed una visione che, chissà, potrebbero essere ancora più esaltate in futuro da un’attenta opera di sottrazione, alla ricerca del tratto definitivo e speciale, del codice alla base del loro messaggio, di quello che li tiene insieme ed alimenta la loro passione ancor prima degli ospiti, degli arrangiamenti e delle sinfonie. Bravo ed inclusivo interprete di un power moderno e sempre teso ad esaltare la propria componente melodica, il quintetto pugliese compie un ulteriore ed orgoglioso passo nella direzione giusta. Seguirli rimarrà, tra i doveri di un appassionato, uno tra i più piacevoli.

Etichetta: Escape Music

Anno: 2024

Tracklist: 01. The Clash of The Titans 02. Into The Silence (Feat. duet with Roberto Tiranti on vocals) 03. Strange House (Feat. duet with Wild Steel on vocals) 04. The Kingdom (Feat. duet with Francesco Cavalieri vocals) 05. The Picture of My Time (Feat. duet with Claudia Beltrame on vocals) 06. Defenders Of Light (Feat. duet with Marco Pastorino on vocals) 07. Il Labirinto Delle Ombre 08. Twilight (Feat. duet with Max Aguzzi on vocals) 09. I Believe in Love (Feat. duet with Anja Irullo on vocals) 10. Warrior (Feat. duet with Damna on vocals) 11. Cruel Game (Feat. duet with Luca Micioni on vocals)
Sito Web: facebook.com/PerseusPowerMetalBand

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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