Yngwie Malmsteen – Recensione: Perpetual Flame

Davvero non si capisce come sia possibile che da qualche tempo un grande come Yngwie Malmsteen si presenti sul mercato con prodotti all’insegna della mediocrità. Non si tratta, ben inteso, di una difficoltà dovuto alle sue mostruose doti chitarristiche, ma ad una incomprensibile noncuranza dell’intorno. Una regola a cui non sfugge nemmeno questa nuova uscita. In primo luogo la produzione, eseguita dallo stesso Malmsteen con l’aiuto di Roy Z in fase di missaggio, è davvero scadente (come era successo già per “War To End All Wars”): il suono esce schiacciato e quasi confuso, per non parlare poi del terribile timbro della batteria e delle vocals che in alcuni punti sembrano provenire dalla stanza vicino. Non c’è dubbio che allo stato attuale delle possibilità tecnologiche escano demo di gruppi esordienti meglio confezionati di questo “Perpetual Flame”. Qualche dubbio lo lascia anche la concezione artistica dell’opera, con un’amalgama tra gli stili diversi dei protagonisti che fatica a concretizzarsi. Nonostante il grande Yngwie smanetti come un forsennato per tutto il disco con la solita imprescindibile qualità strumentale, appare chiaro che la voce del nuovo entrato Ripper Owens non sia la più adatta allo stile neoclassico. Il risultato è che su alcuni brani più marcatamente speed come “Death Dealer” o “Four Horsemen…” si percepisce chiaramente lo sforzo innaturale del nostro singer per piegarsi alle esigenze di copione. Non era allora più semplice per una volta evitare tali standard o limitarli alle esecuzioni strumentali? Meglio, molto meglio, va infatti quando i brani necessitano un’interpretazione più vigorosa e di stampo heavy-power, come ad esempio la molto bella “Damnation Game” e i mid tempo “Live To Fight (Another Day)”, “Eleventh Hour” e “Priest Of The Unholy”. Un po’ ridicola, ma c’era da aspettarselo, la speed – hard rock “Red Devil”, ovviamente dedicata alla Rossa più amata da Malmsteen che viene qui immaginata come un “Diavolo della strada” con frasi ad effetto piuttosto infantili nelle liriche. La qualità globale delle composizioni si assesta comunque su valori più che discreti, anche se regna la prevedibilità e manca lo spunto creativo superiore del miglior Malmsteen. Nel suo campo comunque Yngwie resta inavvicinabile anche quando non è al meglio e ci si potrebbe tranquillamente accontentare, ma a rendere impresentabile il prodotto rimane la qualità di una registrazione al di sotto gli standard minimi richiesti dal mercato attuale.

Etichetta: Rising Force / Audioglobe

Anno: 2008

Tracklist: 01. Death Dealer
02. Damnation Game
03. Live to Fight (Another Day)
04. Red Devil
05. Four Horsemen (Of the Apocalypse)
06. Priest of the Unholy
07. Be Careful What You Wish For
08. Caprici di Diablo
09. Lament [Instrumental]
10. Magic City
11. Eleventh Hour
12. Heavy Heart
Sito Web: http://www.myspace.com/yngwiemalmsteen

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi