Periphery – Recensione: Periphery II:This Time It’s Personal

Dopo la prova interessante fornita con il precedente studio album “Periphery” e con il successivo Ep “Icarus” il sestetto del Maryland torna alla ribalta con “Periphery II: This Time is Personal”, un album esplosivo e dai contenuti davvero entusiasmanti. La proposta dei nostri è puro Djent Metal scaturito da 8 corde, ma non solo, di assoluto metallo, chitarre downtuned che fanno dei ritmi sincopati il loro cavallo di battaglia; Misha “Bulb” Mansoor, fondatore della band, Jake Bowen e Mark Holcomb sono gli axemen che svolgono un lavoro egregio spaziando da breakdown quasi canonici fino a ritmiche più elaborate, riff articolati che conferiscono dinamicità alla struttura dei brani, tanto che nonostante  l’elevato numero degli stessi, ben quattordici, non ci si stanca assolutamente.Ovviamente qui non stiamo parlando del solito gruppetto di posers, ennesima copia di mille altre bands, ma di musicisti ottimamente preparati e con le idee ben chiare, infatti nonostante la presenza in ogni brano di  intermezzi melodici ed aperture easy, bisogna sottolineare l’attitudine che porta i nostri a creare intorno a tali episodi un contorno armonico accattivante, seppur di nicchia.

Gruppi quali Meshuggah  ed Animals As Leaders non sono per tutti, sono per gli amanti delle poliritmie, delle dissonanze, della cacofonia, anche se i casi in questione sono sicuramente più estremi sotto questo punto di vista, mentre i Periphery sembrano fare da tramite tra melodia ed esaltazione stilistica.

Apre le danze “ Muramasa”, ottima track dall’inizio elettronico e dalla melodia sognante, solo il preludio alla successiva “Have a Blast”, vero e proprio assalto sonoro, un punto fermo che scopre subito le carte in tavola: riff mai banali, guitar solos dal sapore fusion, linee vocali che sapientemente trovano assonanze con le ritmiche quasi prog, un tripudio per gli amanti del genere, tutti elementi che caratterizzeranno poi il resto delle songs. Tra le altre è doveroso citare “Ji” , “Ragnarok”, l’immensa “Make Total Destroy”, della quale è stato realizzato anche un videoclip, “Erised”, sicuramente la traccia più melodica ma allo stesso tempo quella più fusion e guitar oriented che vede tra l’altro la guest appearance di John Petrucci, e “Froggin’ Bullfish”.

Album decisamente al di sopra della massa, da avere assolutamente.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Roadrunner Records / Sumerian Records / Century Media

Anno: 2012

Tracklist:

01. Muramasa
02. Have A Blast (feat. Guthrie Govan)
03. Facepalm Mute
04. Ji
05. Scarlet
06. Luck As A Constant
07. Ragnarok
08. The Gods Must Be Crazy!
09. Make Total Destroy
10. Erised (feat. John Petrucci)
11. Epoch
12. Froggin’ Bullfish
13. Mile Zero (feat. Wes Hauch)
14. Masamune


Sito Web: http://www.myspace.com/periphery

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Alberto Ranfone

    Penso che una menzione di onore le meriti pure la conclusiva Masamune, la chiusura del pezzo è qualcosa di veramente particolare e azzeccato!

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