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Perfect Beings – Recensione: Vier

Perfettamente strutturato per essere distribuito su un doppio LP (è infatti composto da quattro lunghe tracce “Guedra”, “The Golden Arc”, “Vibrational” e “Anunnaki”… suddivise a loro volta in quasi venti brevi canzoni) “Vier” è sicuramente l’album più ambizioso tra i tre realizzati dai Perfect Beings, un lavoro dalla lunghissima durata e abbastanza innovativo se paragonato ai primi due (intitolati semplicemente “I” e “II”); la band non è mai stata segnalata su Metallus, sia perché di formazione relativamente recente ma più probabilmente per l’eccessiva propensione a flirtare con sonorità pop e per lo scarso mordente della propria proposta… caratteristiche in parte riviste su questo terzo lavoro, decisamente più moderno e interessante.

Un coro a più voci in perfetto stile Yes (dai quali pesca a piene mani soprattutto il compositore Johannes Luley) apre le danze in “A New Pyramid” con un sax soprano a dare subito l’imprinting di un lavoro basato sì sul progressive rock classico ma che vuole anche percorrere nuove vie più moderne (anche a livello di suoni); a ciò contribuirà sicuramente il batterista Sean Reinert (Cynic, Death) da poco entrato nella band in sostituzione di Ben Levin (che ha registrato l’album).

“Patience” ricorda dannatamente i Beatles anche se sull’album è più diffuso un certo mood jazz raffinato (al limite della fusion in alcuni passaggi) e più di un collegamento alla musica classica (“The Persimmon Tree”); con “For A Pound Of Flesh” passeggiamo in luoghi cari agli ultimi Anathema (anzi, ancor di più al Danny Cavanagh solista) mentre tutto l’ultimo “lato”, segnatamente in “Lord Wind” parte spedito sulla falsariga dei Gentle Giant.

Segnalazione finale: piacevole la prova del cantante Ryan Hurtgen che anche quando le ritmiche si fanno più contorte riesce a proporre linee vocali estremamente melodiche e delicate.

Nonostante numerosi buoni spunti si arriva comunque “stremati” alla fine dell’ascolto di quasi 1h15 di musica dove probabilmente qualche editing in fase di post-produzione avrebbe alleggerito la pietanza e reso “Vier” più intrigante.

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