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Per Wiberg – Recensione: Head Without Eyes

Prima “avventura in solitaria” – lui stesso la definisce così – per il polistrumentista svedese Per Wiberg, una carriera trentennale che – accanto alla nota collaborazione con gli Opeth – lo ha visto portare il suo contributo a band del calibro di Spiritual Beggars, Candlemass, Tiamat (il batterista Lars Sköld ricambia suonando su quest’album), Switchblade e Kamchatka. L’elenco potrebbe pure proseguire, ma il pregio di “Head Without Eyes” è proprio quello di regalare – al cospetto di cotanto pedigree – una proposta decisamente personale, che nasce sì dall’humus dei gruppi e dei progetti cui ha preso parte Wiberg ma si sviluppa in un'”avventura” unica e di grande intensità emotiva.

La plumbea e cadenzata “Let The Water Take Me Home” mostra l’evidente influenza delle atmosfere della dark wave, scena che ha contaminato e condizionato il percorso musicale di buona parte delle band con cui Wiberg ha collaborato nel corso degli anni. Figlia degli stessi umori, filtrati però attraverso ipnotiche sonorità di stampo industrial, è anche l’opprimente claustrofobia di “Pass On The Fear”, pezzo di una cupezza quasi insostenibile.  Il racconto in musica della più variegata e ritmata “Anywhere The Blood Flows” al confronto è un tuffo nell’aria fresca, un viaggio con luci e ombre, che trasmette inquietudini ma anche possibili vie di fuga. “Head Without Eyes”, man mano che avanza, colpisce in effetti anche per la capacità di Wiberg di svoltare e stupire nello spazio condensato di soli sei brani: lo confermano l’urgenza di “Get Your Boots On” e il ritorno ad atmosfere tenebrose nel graffiante tour de force conclusivo “Fader”. In mezzo, il senso di minaccia incombente di “Pile Of Nothing”, in un chiaroscuro accentuato dall’intervento della voce di Billie Lindahl.

L’uso sapiente delle tastiere e il loro importante peso specifico rispetto alle chitarre, in particolare, amalgama l’opera dall’inizio alla fine e le conferisce una profondità davvero speciale. Il musicista già lo conoscevamo, il risultato però oltre ad essere convincente riesce anche a sorprendere.

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