Pentagram – Recensione: Curious Volume

Quando a tornare in scena è uno dei padri fondatori di un genere musicale, bisogna sempre fare i conti con quella fisiologica diminuzione della magia di un tempo, che a volte si smorza presa dalla necessità di un ammodernamento, altre viene semplicemente a mancare. I Pentagram di Bobby Leibling, classe 1971, sono da considerarsi insieme ai Black Sabbath, ai Trouble, ai Saint Vitus e ai Witchfinder General, tra i primi esponenti del panorama doom metal e fonte di influenza per tutte le generazioni a venire. Certo l’act di Washington D.C. non ebbe tutte le fortune dei Sabs, ma tra i continui cambi di etichetta discografica e di una line-up mai ottimamente assestata, ha attraversato oltre quattro decenni di musica, guidato da quel signore con gli occhi strabuzzati e una voce inconfondibile

Se l’ultimo “Last Rites” (2011) non aveva propriamente fatto gridare al miracolo, il nuovo “Curious Volume” rimette il gruppo in carreggiata. Beninteso, non siamo di fronte a un’opera da tramandare ai posteri, ma pur con qualche ombra, il nuovo studio album inanella dei brani convincenti e godibili che regaleranno un sano intrattenimento ai fan della band e ai sostenitori del panorama doom. La produzione affidata a Mattias Nilsson lascia un alone ruvido che mantiene intatto il senso di mistero e inquietudine tanto caro al genere di riferimento, ottimo a preservare quel sentore di “antico” che va a braccetto con la proposta dell’ensemble.

“Lay Down And Die” è un anthemico brano di hard’n’heavy cadenzato e granitico, mentre la successiva “The Tempter Push” richiama dei sentori psichedelici e vagamente purpleiani, manifestando in toto la derivazione seventies dei nostri. Il meglio però arriva con quei pezzi classicamente heavy/doom, oscuri, acidi e riverberati. Parliamo di “Dead Bury Dead”, della lenta e coinvolgente “Walk Alone” e dell’accoppiata “Sufferin’” e “Devil’s Playground”. Le canzoni, rocciose e dall’incidere pachidermico, mostrano come gli americani siano ancora in grado di comporre emozionanti brani fedeli al doom d’antan, forse un po’ fuori tempo massimo ma assolutamente gradevoli. Ancora venature hard rock in “Earth Flight” e soprattutto in “Misunderstood”, un episodio che addirittura gioca la carta della melodia intrigante più che oscura e del refrain canterino.

“Curious Volume” giunge al termine lasciando l’impressione di essere un buon disco, non eccezionale, considerato anche il valore storico dei Pentagram, ma capace di mantenere viva l’attenzione in tutta la sua durata. Come si suol dire è un bell’accontentarsi: un lavoro onesto e coerente che dimostra come il song-writing di questi “dinosauri” non sia affatto sfiorito.

Voto recensore
7
Etichetta: Peaceville Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Lay Down And Die
02. The Tempter Push
03. Dead Bury Dead
04. Earth Flight
05. Walk Alone
06. Curious Volume
07. Misunderstood
08. Close The Casket
09. Sufferin’
10. Devil’s Playground
11. Because I Made It


Sito Web: http://www.pentagramofficial.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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