Metallus.it

Impellitteri – Recensione: Pedal To The Metal

Torna a farsi sentire il guitar-virtuoso Impellitteri e lo fa con un lavoro dal forte impatto metallico e tradizionalista che non manca però di stupire con inaspettati spunti moderni. Songwriting convincente e grande potenza sono i punti di forza di ‘Pedal To The Metal’, a partire dalla pesantissima ‘The Iceman Cometh’ che ricorda in qualche modo i brani più aggressivi dei Racer X dell’ultimo periodo. Attacco bissato dal riff granitico di ‘The Kingdom Of Titus’ e dalla velocità esecutiva di ‘Dance With The Devil’, che restano però maggiormente negli schemi dello speed metal neo-classico. Molte sono invece le tracce che evidenziano il desiderio di inserire nel contesto qualcosa di imprevedibile: lo sperimento metal classico-rap di ‘Punk’ ci lascia a dire il vero un po’ perplessi, ma altri momenti risultano molto ben amalgamati con la tradizione (‘Hurricane’ suona come un incrocio tra i Godsmack e la melodia dell’hard rock) e tirano fuori il mostro di metallo un po’ impigrito che teniamo chiuso nel nostro torace. Se pur mai completamente originali, le composizioni riescono comunque costantemente a stupire quel tanto che basta per tenerci incollati all’ascolto, fosse anche solo per l’uso particolare di un suono durante l’assolo o per il ritornello melodico (e a volte quasi ‘alternative’) incastrato tra due riff spaccaossa. ‘Crushing Daze’ poi è un delirio: pezzo di puro industrial-speed-thrash dal coro apertissimo che potrebbe far venire in mente addirittura Devin Townsend da solista. Insomma, il nostro buon Chris ha centrato il bersaglio in pieno, producendo una manciata di song senza cedimenti che hanno come unico denominatore il desiderio di pestare su quel pedale con il marchio HM sopra. Peccato solo per una copertina ridicola firmata da un sempre più imbolsito Derek Riggs. Per il resto siamo al cospetto di un gran bel disco che dimostra come sia possibile costruire un ponte tra passato e attualità senza perdere in coerenza.

Exit mobile version