Paul Di Anno: Live Report della data di Milano

Sono le 22 e 15, quando prendono possesso dello stage i bolognesi Rain, sconosciuti ai piu’, ma con più di vent’anni di onorata carriera sul groppone.. pensate sia il solito gruppetto sfigato di supporto alla star di turno? Fate una cosa: aspettate che capitino nel vs pub di fiducia a suonare o fate un salto sul loro sito (http://www.raincrew.com) , e poi mi raccontate !

Grezzo, tirato e – perché no – fottuto heavy metal del meglio periodo (Saxon e Judas per intenderci) a scaldare l’Indian’s gremito. La sfortuna di questa band è l’ aver pubblicato solo album autoprodotti con limitati mezzi, inflazionando il reale valore dei propri brani. E’ però dal vivo che Tronco e soci , danno il meglio di se, trascinando con forza la gente che hanno davanti, in un turbinio di emozioni e facendo palpitare a mille tutti i veri metal hearts accorsi.

Tempo di un veloce cambio palco ed è Paul Di’Anno ed i suoi prodi a calcare le scene: dopo aver fatto gli onori di casa ed incalzato i presenti, partono sparati con Impaler, direttamente dal suo primo lavoro coi Killers, ‘Murder One’… il problema è che non tutti pare la conoscano, nonostante il piglio cha la band ci mette.

Serve ‘Wrathchild’ per far saltar per aria tutti, aiutata dalle incredibili ‘Prowler’ e ‘Murders In The Rue Morgue’, proposte in maniera mille volte più energica che al Wacken 2001, dove, avevo trovato per nulla in forma il pelato menestrello. "Madman" ci riporta ai progetti after Maiden di Paul: ma è solo il preludio di ‘Strange World’ e ‘Killers’ , song che ha la forza di un uragano! Il pogo si scatena ed è proprio qui che si capisce il motivo di una cosi compatta affluenza di giovanissimi e non : vogliono le canzoni del loro gruppo preferito, ma cantate da quello che da molti – nel mondo – è considerato il solo e vero cantante degli Iron Maiden. Scende in mezzo ai fans cantando assieme a loro, perché tale si considera: uno di loro! E si lamenta anche della presenza delle transenne, che gli limitano il contatto coi fans! Sempre in tema di lamentele sono da considerarsi ingestibili gli assordanti fischi causati dal microfono e che costano al fonico dell’ Indians i continui improperi di Paul. Quel Paul Di’Anno che anche in ‘Marshall Lockjaw’ sa essere sanguigno e crudo come solo un vero badboy sa fare.

Forse affaticato, si siede durante gli arpeggi di ‘Remember Tomorrow’, per poi balzare in piedi nel momento in cui ‘The Beast’ prima (accolta, per la verità, freddamente), e la pluriosannata ‘Sanctuary’ poi, chiudono la prima parte del concerto. Acclamatissima , arriva anche l’immancabile ‘Running Free’, primo bis della serata, che va concludendosi con l’apoteosi, causata da ‘Phantom Of The Opera’.

All’anima di chi lo dava per finito ! Di’Anno però, durante questo tour sta dimostrando senza fallo, due cose: che la voglia di sputare in faccia rabbia e ardore, a chi viene a vederlo dal vivo, è di la dal passare, ma anche che il fantasma della Vergine Di Ferro, aleggia ogni anno sempre più su di lui..

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