Patrick Rondat – Recensione: Rape Of The Earth

Oggi ci occupiamo di una categoria particolarmente caratterizzante il metal tra gli anni ‘80 e ‘90, quella dei guitar virtuoso. Focus sulla tecnica, prevalenza di brani strumentali e reminiscenze della musica classica ne furono i tratti distintivi; peraltro l’elevato numero di musicisti tra le fila dei metallari ben spiega l’interesse verso lo specifico settore, anche da parte della stampa specializzata.

Il filone certamente si è sviluppato dopo l’avvento del maestro Eddie Van Halen, tra meri cloni e virtuosismi fini a sé stessi non mancò in ogni caso di regalare episodi di gran pregio, arrivando altresì al successo commerciale di massa. Nell’ottica di riportare all’attenzione opere che non ottennero il giusto riconoscimento, tra le innumerevoli proposte intendiamo rendere omaggio al francese Patrick Rondat, classe 1960, iniziato allo studio dello strumento dopo aver udito a 17 anni Ronnie Montrose in un negozio di dischi. Fortemente influenzato da Yngwie Malmsteen (tanto per cambiare ndr!) e Al Di Meola, svilupperà un proprio stile distinguibile che, in congiunzione col proprio background progressive, gli consentirà di addivenire a importanti collaborazioni, imponendosi quale nome di punta della scena strumetal-virtuosa francese. Molto attivo nella didattica, nel corso della carriera sarà protagonista di numerosi workshop e masterclass in giro per la terra natia e non solo, pubblicherà l’immancabile video didattico (“Virtuosité Et Vélocité A la Guitare” del 1997) fino ad arrivare al prestigioso endorsement con la Ibanez che nel 2007 produrrà il modello signature PRM1X-SPB in edizione limitata.

Nel 1991 vede la luce il suo secondo lavoro, “Rape Of The Earth”, del quale ci andremo a occupare, uscito in vari formati seppur la versione cd contenga un brano in più, “Visions”. Il disco poté contare su un’ottima distribuzione e rispetto al platter d’esordio, “Just For Fun”, del 1989, si apprezza la produzione maggiormente curata, una notevole maturazione stilistica e un sapiente uso dei synth, che riporta ad atmosfere di respiro conferendo profondità alle composizioni.

Si distingue pertanto un livello tecnico/compositivo altissimo per quasi un’ora di puro diletto, che scorre via senza soluzione di continuità, con disarmante sfoggio delle principali tecniche chitarristiche (plettraggio alternato, armonici artificiali, tapping, legati, abuso della leva vibrato ecc.) incastonate in un heavy metal serrato supportato da una sezione ritmica duttile e incisiva. Tutti i pezzi, strumentali, sono scritti da Rondat stesso, a eccezione della cover “Nuages” di Django Reinhardt.

Ad aprire le danze ci pensa “Ultimate Dreams“, che scopre subito la carte in tavola, fiumi di note ma anche arrangiamenti ed eleganza sopra la media. Si prosegue nel migliore dei modi con la baldanzosa “Mindscape”, che palesa più che altrove le radici progressive metal del prodigio d’oltralpe, ma è soprattutto con la terza “Barbarians At The Gates” che si raggiungono gli apici creativi, con incredibili arpeggi sweep picking in apertura, che non avrebbero sfigurato su un disco di Michael Angelo Batio, e un successivo sviluppo su coordinate heavy tanto robuste quanto trascinanti. L’artista si concede un momento di maggior respiro sulla successiva “The Last Whale”, nella quale l’ensemble preme leggermente sul freno per poi ripartire in pompa magna con “Burn Out”, dall’incedere strettamente legato agli stilemi del caposcuola mr. Malmsteen. E’ il turno della citata cover di Django, completamente riadattata e resa in maniera onesta benchè rappresenti il momento meno convincente, vista la distanza abissale degli stili. Tre uragani chiudono degnamente la performance, “Rape Of The Earth”, che in fase iniziale ricorda taluni riff degli Ozric Tentacles,Visions” e “World of Silence”, interamente suonata in chitarra acustica neoclassicheggiante, che null’altro fanno se non confermare Patrick quale uno dei più talentuosi virtuosi in circolazione, capace nel suo ambito di influenzare un’ampia fetta di artisti moderni, tra I quali ricordiamo senz’altro il fenomenale chitarrista greco Panos Antonio Arvanitis.

In definitiva un disco che si eleva prepotentemente nel circuito dei virtuosi della sei corde e non può assolutamente mancare negli scaffali degli aficionados del genere, e non solo, non resterete delusi!

Etichetta: Vogue Records

Anno: 1991

Tracklist: 01. Ultimate Dreams 02. Mindscape 03. Barbarians at the Gates 04. The Last Whale 05. Burn Out 06. Nuages 07. Rape of the Earth 08. Visions 09. World of Silence
Sito Web: https://www.facebook.com/patrick.rondat.1

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