Black Sabbath – Recensione: Paranoid

Battiamo il ferro finché è caldo, avranno pensato band e discografici. Ed allora ecco che, solo qualche mese dopo il lancio sul mercato del debutto omonimo, i Black Sabbath tornano in studio e si mettono a lavorare al suo successore. Di pronte ci sono ‘War Pigs’ e ‘Fairies Wear Boots’ ma ben presto vengono aggiunte altre cinque canzoni, tutte destinate a passare alla storia.

Ma la Storia, la farà l’ultima arrivata, il filler per riempire il lato A, consigliato dal produttore: un riff di Iommi tirato giù in due minuti e con il testo di Geezer scritto in cinque. ‘Paranoid’ nasce così e, oltre a strappare il nome del disco a ‘War Pigs’, finisce per diventare l’inno di una generazione sempre al confine, oltre che una delle canzoni più coverizzate di sempre.

Ma ‘Paranoid’, il disco, e’ anche la già citata ‘War Pigs’, il primo manifesto politico del gruppo, la prima ballad acida di ‘Planet Caravan’, la melodia e l’aggressione di ‘Hand Of Doom’ e il blues malato di ‘Fairies Wear Boots’, il cui testo è stato ispirato a Geezer Butler da un’aggressione subita da cinque nazisti. Il genio, inevitabilmente, richiede anche forti dosi di autoironia…

Etichetta: Sanctuary / Audioglobe

Anno: 1970

Tracklist:

01. War Pigs

02. Paranoid

03. Planet Caravan

04. Iron Man

05. Electric Funeral

06. Hand Of Doom

07. Rat Salad

08. Fairies Wear Boots


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  1. HRH

    il manifesto di tutto l’hard rock… voto: 10

    Reply

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