Symphony X – Recensione: Paradise Lost

Li abbiamo attesi per cinque lunghi anni, ma ora sono tornati, decisi a non fare prigionieri. Sì, perché ‘Paradise Lost’, la nuova creatura dei Symphony X, è destinata a mietere ben più di una vittima. La band di Michael Romeo, incoronata regina incontrastata del power-prog mondiale fin dai tempi del capolavoro ‘The Divine Wings Of Tragedy’, sforna l’album numero sette, un tale concentrato di potenza, melodia e classe da far impallidire i comprimari, che in tutti questi anni, hanno cercato di scalzare dal trono la band americana. I nostri, con il nuovo ‘PL’ fanno la voce grossa e mettono tutti in fila: sono ancora loro i numeri uno e lo dimostrano grazie a nove canzoni (più un intro) marchiate a fuoco da uno stile inconfondibile, che ha però la capacità di rinnovarsi continuamente, ammaliando sin dal primo ascolto. La costante dell’album è una presenza più marcata delle chitarre di Romeo, mai così cupo e tarantolato, autore di una cascata di riff che si alternano ad assoli in cui esplode tutta la sua classe. Provate ad ascoltare ‘Seven’ e capirete, perché anche il maestro della sei corde Malmesteen potrebbe inchinarsi di fronte a cotanto splendore di gusto e velocità d’esecuzione. L’opener ‘Set The World Of Fire’ è una song tritasassi, in cui un duetto chitarre/tastiere stende un tappeto rosso per l’ingresso della voce di Sir Russel Allen, tirato a lucido, per una performance dietro al microfono da cinque stelle. Il vocalist, dopo la parentesi melodica del progetto con Jorn Lande, torna a recitare la parte dello screamer, lavorando di sciabola e di fioretto, ora più tagliente ed aggressivo, ora caldo e suadente. ‘Serpent’s Kiss’ e la title track, poste in sequenza nel cuore del disco, mostrano proprio le due facce del singer, capace di interpretare con disinvoltura ora un mid tempo violento, ora una semi-ballad da pelle d’oca. In ‘PL’ vengono messi da parte i riferimenti alla musica classica nordeuropea, che aveva ispirato i nostri in ‘Twilight In Olympus’ e ‘V’ e la conseguenza più diretta è che gli interventi ai tasti d’avorio di Michael Pinnella sono lasciati un po’ in secondo piano, così come gli arrangiamenti risultano meno pomposi e magniloquenti. E’ chiara la volontà della band di proporre un album compatto, meno freddo e arzigogolato, in cui melodie power-oriented, riescono a fare breccia immediatamente nel cuore dei fans. In tal senso, è esemplare l’imbarazzante bellezza di ‘Eve Of Seduction’, una speed-power song, incastonata in uno scenario strumentale da brividi. La sezione ritmica Rullo/LePond non rinuncia ad inserire partiture prog (stacchi e controtempi), ma senza appesantire i pezzi, che non perdono mai il connotato di canzone, segno che la band ha compreso che bastano cinque minuti di musica per colpire nel segno. Gli amanti delle lunghe suite che hanno contraddistinto i nostri nel tempo (come la title track di ‘The Odyssey’) non si disperino: in ‘PL’ c’è talmente tanta carne al fuoco, che anche i palati più esigenti, alla fine, rimarranno soddisfatti. Una produzione brillante e potente permette, inoltre, al disco di uscire dalle casse del vostro stereo come un uragano. Allora, cosa aspettate a farvi trascinare nel ‘Paradiso Perduto’?

Voto recensore
8
Etichetta: Inside Out / Audioglobe

Anno: 2007

Tracklist:

01. Oculus Ex Inferni
02. Set The world Of Fire (The Lie of Lies)
03. Domination
04. The Serpent’s Kiss
05. Paradise Lost
06. Eve of Seduction
07. The Walls Of Babylon
08. Seven
09. The Sacrifice
10. Revelation (Divus Pennae Ex Tragoedia)


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