Palaye Royale + The Hunna: Live Report e foto della data di Bologna

E’ passato poco più di un anno dall’ultima calata dei Palaye Royale in Italia e il successo inarrestabile della band americana è sempre più consolidato, tanto che questa volta le date in programma da noi sono ben due, a Bologna e Roma. Noi ovviamente non potevamo mancare alla prima tappa, quella tenutasi al Bonsai Garden e a quanto pare neanche il maltempo, tanto che una fastidiosa grandinata ha reso più complicati gli accessi all’area concerto, ma i “Soldiers Of The Royal Council”, la fedele fan base della band certo non si è scomposta per queste bizzarrie meterologiche.

THE HUNNA

Ad aprire la serata troviamo i The Hunna, una band inglese di alternative rock formatasi nel 2015 e con all’attivo diversi album di successo. L’ultimo, intitolato semplicemente “The Hunna”, è stato prodotto da Gil Norton (Foo Fighters, Pixies, Jimmy Eat World) e ha permesso alla band di prendere parte a prestigiosi festival come lo Slam Dunk, Leeds e Reading e di registrare sold out sia in patria che all’estero. Il gruppo sale sul palco molto carico e riesce da subito a convincere i presenti con la loro frizzante  e dinamica proposta, che trae ispirazione da una vasta gamma di generi e da formazioni come Kings Of Leon, The 1975 e You Me At Six. Il cantante/chitarrista Ryan (Tino) Potter chiede subito al pubblico se qualcuno li avesse già visti prima d’ora e scherza ringraziando quelle tre persone che hanno risposto positivamente alla sua domanda. Il tempo (non solo quello meteorologico) è tiranno è il loro set scorre via velocemente con l’esecuzione dell’ultimo brano “Trash”, posto in chiusura, che raccoglie ampi applausi e con la promessa da parte del frontman di tornare il prima possibile a Bologna, perché ama l’energia di questo pubblico.

PALAYE ROYALE

Dopo un veloce cambio palco alle 21:35 è la volta degli headliner che iniziano il loro set con uno dei pezzi più amati, “Little Bastards”, che scatena da subito gli animi dei presenti, incuranti del vento e della forte pioggia, che proprio da quel momento inizia a scrosciare in modo fastidioso per i primi tre brani. La band dal canto suo non si scompone affatto, anzi afferma che è un saluto dall’alto da parte della loro mamma che è recentemente mancata e che veglia sempre su di loro. Ma non c’è tempo da perdere, il three-piece composto da Remington Leith (voce), Sebastian Danzig (chitarra) ed Emerson Barrett (batteria) sciorina uno dietro l’altro tutti i brani più amati senza sosta, senza pause, volendo dare il massimo di loro stessi con un’urgenza incredibile e unica, instaurando una complicità assoluta con i loro fan che, dal canto loro, non smettono mai di cantare e ballare e di lanciarsi in scatenati moshpit non appena il frontman dà loro il via. Seguono “Black Sheep” e “You’ll Be Fine” e poi il pubblico intona Happy Birthday perché proprio oggi è il compleanno dello stilosissimo chitarrista che, molto colpito dal gesto, ringrazia ripetutamente i presenti prima di attaccare l’energetica “Fucking With My Head”, dove si continua collettivamente a far festa sopra e sotto il palco. E’ tempo poi per la conturbante “No Love In LA”, dove Sebastian scende per andare a suonare direttamente sulla transenna, mandando i fan in visibilio, mentre Remington afferma in modo ruffiano che questo è il loro concerto preferito in Italia, che sta piovendo e che sta alla grande non avendo addosso più né i calzini né le scarpe. “Hang On To Yourself”, dalla ritmica funky, mostra la versatilità artistica della band, che non si fossilizza mai su un unico stile e genere e questo li rende particolari e unici. Il nuovi singoli “Just My Type” e “Showbiz” vengono accolti con calore, e anche le successive “Dying In A Hot Tub” e l’energica “Paranoid”, (anticipata dall’annuncio del loro ritorno a novembre, a dispetto del silenzio chiesto dal loro agente e dalla loro etichetta), con Remington al piano nella parte finale del pezzo. Lo show vola via veloce, anche troppo, e si prosegue con un’emozionante esecuzione di “Fever Dream”, in cui il pubblico muove la mani a tempo insieme al frontman, unendosi in un virtuale abbraccio, fino a una toccante versione di “Lonely”, con la parte iniziale acustica al piano e quella elettrica con Remington in piedi sulle transenne che canta in un tutt’uno con i presenti. Prima dell’ultimo brano in scaletta viene ribadito ancora una volta che questo è uno dei loro concerti preferiti in assoluto e finché saranno una band torneranno sempre qui in Italia. Poi è il momento  dei saluti e di “Mr. Doctor Man”, che omaggia i The Doors di “People Are Strange” a metà brano prima della festa finale, dove sia il batterista che il cantante scendono in mezzo alla folla per un moshpit collettivo, in cui si cementa ancora di più l’unione e l’affetto tra il gruppo e i fan. Un gruppo come quello dei Palaye Royale va assolutamente visto dal vivo perché la dimensione live è quella che li rappresenta di più e dove non manca sia la giusta dose di divertimento che di entertainment, quindi a novembre non prendete nessun impegno.

Setlist

01. Little Bastards

02. Black Sheep

03. You’ll Be Fine

04. Fucking With My Head

05. No Love In L.A.

06. Hang On To Yourself

07. Just My Type

08. Dying In A Hot Tub

09. Paranoid

10. Showbiz

11. Off With The Head

12. Fever Dream

13. Lonely

14. Mr. Doctor Man

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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