Aura Noir – Recensione: Out To Die

Mettiamola così: se gli Aura Noir facessero un disco all’anno avrebbero già abbondantemente stufato, ma con una nuova opera da ascoltare ogni 4/5 anni riescono senza sforzo a catalizzare tutta la nostra attenzione e lasciare inalterata la stima di che li segue amorevolmente dai tempi di “Black Thrash Attack”.
La ricetta non ha mai di fatto subito modifiche, ma ascoltare in “Trench” e “Abaddon” i maestri del black-thrash riciclare nuovamente il riffing serrato e tagliente dei Destruction per trasformarlo in qualcosa di malvagio, sporco e nero come l’anima stessa del metal nordico regala sempre sensazioni ineguagliabili.

Nessuno come loro (e i Darkthrone) riesce infatti ad incastrare abilmente gli elementi del vecchio thrash più grezzo e la pura “evilness” della scena degli anni novanta. Prendete un brano come “The Grin Of The Gallows”: l’armonia sembra presa dai più marci Venom, il riff dai primissimi Voivod e le vocals da una cloaca ricolma di ratti.
Così come la favolosa cavalcata di “Withheld” rimanda alle prime scorribande selvagge dei Celtic Frost, ma non ne copia la forma espressiva, rileggendola semmai in una chiave si ributtante, ma più metal oriented (ci vengono in mente i Bewitched come possibile termine di paragone).

C’è molta semplicità nella forma delle composizioni, ma a far risaltare l’insieme e la riuscita ricetta immagazzinata nell’intenzione originale, perché nessuna delle canzoni è davvero una bieca scopiazzatura di qualcosa di già sentito e nessuna delle idee messe in mostra in un pezzo ritorna poi a far coro nei brani successivi, garantendo quindi un ascolto sempre scorrevole e facilmente digeribile, ma mai totalmente prevedibile.

“Out To Die” è uno di quegli album classici nello stile e nell’attitudine,  stracolmo di rimandi intenzionali, che però a conti fatti non pare solo una coda inutile di ciò che di buono è stato prodotto in passato, ma più una valida aggiunta ad una storia che nessuno a voglia di veder finire tanto presto.

Da ascoltare scolandosi una buona birra!

Voto recensore
7
Etichetta: Peaceville

Anno: 2012

Tracklist:

01. Trenches
02. Fed To The Flames
03. Abbadon
04. The Grin From The Gallows
05. Withheld
06. Priest's Hellish Fiend
07. Deathwish
08. Out To Die


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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