Our Survival Depends On Us – Recensione: Scouts On The Borderline Between The Physical And Spiritual World

E’ difficile trovare una definizione adatta a descrivere il sound degli Our Survival Depends On Us, five-piece di Salisburgo a noi sconosciuto fino ad oggi ma attivo da una quindicina d’anni e giunto al terzo lavoro sulla lunga distanza. Apprendiamo dalle note biografiche che l’ensemble riunisce cinque musicisti nonchè sensibilità artistiche a tutto tondo, dediti a ricerca e sviluppo anche nell’ambito della pittura e delle arti visive.

L’altisonante titolo “Scouts On The Borderline Between The Physical And Spiritual World” sottende a un panorama lirico complesso ed ermetico dove cruccio della band è descrivere la necessità di sopravvivenza dell’uomo, espletata in modo tanto fisico, quanto spirituale. Musicalmente il platter propone un affascinante ibrido che annovera differenti universi riconducibili però al denominatore comune del doom, in vesti atmosferiche e di avanguardia. E se i Sigur Ròs sono citati come influenza dai nostri, vero è che anche il panorama post rock ha lasciato delle tracce, in particolare nei passaggi più sfumati e melodici di questo interessante lavoro.

“Tunes Of Judgement” è una intro dal sapore etnico e d’ambiente che funge da ponte per “Let My People Go”, episodio di doom metal se vogliamo “canonico” per quelli che andremo poi a scoprire come gli standard del gruppo, ma davvero efficace. Brano malinconico, emozionante, forte di un refrain epico che esalta le parti vocali di Mucho Kolb e Thom Kinberger, oltre alle chitarre ariose degli stessi. Dalla successiva “We Are Children Of The Dawn”, andiamo a scoprire come il gruppo tenda a comporre episodi dal minutaggio lungo impreziosendoli di continue inversioni di rotta, passando da parentesi metalliche (pur sempre pachidermiche e compresse) a momenti di introspezione e gentile melodia. Ne abbiamo esempio, oltre che nella citata “We Are Children Of The Dawn” (dall’incipit delicato e che in seguito evolve in un brano arcigno e spigoloso), in “The Mountains Of My Home”, dove le emozionanti tastiere e la voce baritonale aprono danze che poi si interrompono su solidi passaggi doom dove emerge il valore di una sezione ritmica davvero varia per il genere in questione, guidata da Barth Resch (basso) e Thomas Apfelthaler (batteria).

“The Manifesto”, severa ma coinvolgente, chiude un platter ottimo e insolito. L’album, missato e masterizzato da V. Santura (Triptykon, Dark Fortress), vanta inoltre alcuni ospiti di rilievo, ovvero Kvohst (Grave Pleasures, Hexvessel), Hellmuth dei diabolici Belphegor e il vocalist islandese Steindòr Andersen.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Vàn Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Tunes Of Judgement
02. Let My People Go
03. We Are Children Of The Dawn
04. The Bloody Path
05. The Mountains Of My Home
06. My Sons And Daughters
07. A Sacred Heart
08. The Manifesto


Sito Web: http://www.osdou.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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