Orphaned Land: Intervista a Kobi Fahri

In esclusiva su Metallus, l’intervista agli Orphaned Land!
Si ringrazia il Rock Mailorder EMP per la gentile concessione.
– Intervista a cura di: Philippe Courtois
– Traduzione in italiano a cura di: Elisa Brenna

Gli Orphaned Land sono tornati con il loro primo DVD live in 20 anni di carriera. Questi figli di Israele portano un messaggio di pace e libertà. Lo scopo è quello di riunire tutti i cuori che battono a ritmo di Metal sotto un’unica bandiera: The Oriental Metal! Prima di vedere questo DVD ed entrare nella tempesta di sabbia, abbiamo avuto modo di incontrare ed intervistare il frontman Kobi Fahri.

Ciao Kobi, come stai? Cosa ci racconti?

Ciao a voi. Sto alla grande e sto lavorando con il gruppo in vista della pubblicazione del DVD, del tour europeo e del nuovo album.

A 20 mesi dall’uscita di “The never ending way of OrwarriOR”, quali sono i traguardi raggiunti?

E’ tutto semplicemente fantastico. Abbiamo fatto quasi 100 concerti durante il tour americano, conosciuto tantissime perone e suonato con i Metallica a Israele (e Kirk Hammet ha anche consigliato il nostro album su Metal Hammer!). Abbiamo preso parte anche a grandi festival come Hellfest, Summer Breeze e Wacken!

Dopo 4 album e 20 anni di carriera, avete finalmente pubblicato un doppio DVD ed un CD live. Era finalmente arrivato il momento giusto?

Proprio così. I nostri concerti a Tel-Aviv sono sempre grandiosi così abbiamo pensato di registrarli e metterli su DVD. Così i nostri fan potranno vedere con i loro occhi cosa succede quando 5 persone salgono sul palco e presentano della buona musica. Non vorrei sembrare eccessivo, ma credo che questo sia il miglior DVD degli ultimi anni.

Cosa ci racconti del Best Of?

Si tratta di un Best Of davvero incredibile. Abbiamo avuto l’occasione di collaborare con Steven Wilson (Porcupine Tree), che ha riarrangiato “The Beloved Cry”, e con Yehuda Poliker, uno dei cantanti più famosi in Israele con cui abbiamo suonato due brani. Il DVD contiene moltissimo materiale per un totale di circa due ore e mezza di musica.

Cosa significa “The road to Or Shalem” ?

Or Shalem in ebraico significa “una luce completa” e suona molto come l’antico nome di Gerusalemme, Yerushalaim, Ur-Shaleem. Con la nostra musica stiamo edificando la nuova Gerusalemme e un giorno il nome della città sarà Or-Shalem. Le nostre canzoni, il viaggio della nostra musica s dirige verso questa città.

“Sahara” è uscito su vinile questo mese. Cosa pensi di questo progetto?

Sono estremamente soddisfatto. “Sahara” doveva uscire in versione LP, cosa che alla fine non è avvenuta. Sono emozionato all’idea che i nostri fan possano tenere tra le mani una piccola opera d’arte come questa. I testi di “Sahara’s Storm” sono attuali sebbene siano stati scritti 17 anni fa.

Cosa vi augurate per il futuro?

Di vivere in un mondo migliore e di produrre nuovi album, più musica e amicizia. La musica degli Orphaned Land è ricca e la storia che sta dietro il gruppo è straordinaria.

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Orphaned Land: Live Report della data di Milano

È una fredda serata di pioggia quella che accoglie gli Orphaned Land a Milano per la data conclusiva del mini-tour europeo che li vede da headliner a promuovere la loro ultima fatica discograficùa dal titolo quanto mai adatto alla serata, Mabool è infatti il diluvio di biblica memoria.

Ad accogliere il pubblico sono i milanesi Summoner. Il loro death metal melodico, palesemente ispirato al Gothenburg sound, è suonato con grinta e perizia ed il pubblico dimostra di apprezzare. Purtroppo, nonostante le buone capacità, l’evidente dedizione e l’attitudine positiva della band, il loro punto debole si dimostra essere proprio la proposta musicale troppo derivativa. In svariati momenti sembra di ascoltare dei veri e propri outtake dei Dark Tranquillity. Meglio i brani in cui i nostri utilizzano una voce femminile, sia per le evidenti doti e lo splendido timbro della cantante sia perché ci si allontana un minimo lo spettro di Stanne e soci. Restiamo comunque con l’impressione di aver assistito a una buona esibizione, la band dà l’impressione di essere rodata e professionale, e se saprà trovare il coraggio di rendere più personale la propria proposta saprà far potrebbe fare il salto di qualità.

L’arrivo sul palco degli Orphaned Land è salutato con un boato del pubblico, a dir la verità non numeroso ma sicuramente caldissimo. Stupisce come quasi tutti cantino, partecipando all’esibizione, cosa che sembra colpire particolarmente il gruppo, che reagisce con grande entusiasmo. La scaletta è piuttosto varia, si pesca a piene mani e praticamente da tutti i lavoro della band anche se un occhio di riguardo va, per forza di cose, all’ultimo lavoro. Sicuramente i brani più cantanti sono proprio quelli estratti da Mabool, sia perché si tratta del loro disco più conosciuto, sia perché, tra i 3 album, è quello più ricco di parti pulite e corali. Fra l’altro risulterà molto intelligente lo stacco strumentale di percussioni che vede impegnati alle percussioni, oltre al batterista Avi Diamond, anche il tastierista Eden Rabin e il chitarrista Matti Svatizky, sicuramente una scelta particolare e meno prevedibile (e apprezzata dal pubblico) degli interminabili solo di chitarra tanto cari ai gruppi metal.

Va senz’altro sottolineata la pulizia strumentale della band e la scioltezza con cui vengono eseguiti i brani. Soprattutto è incredibile il senso di gioia e divertimento che riescono a trasmettere al pubblico, in primis Yossi Sa’aron (chitarrista e compositore), sempre sorridente, felice, sia che si trovi alle prese con un solo o che imbracci l’oud (strumento tradizionale mediorientale). È forse quest’attitudine positiva, il loro aspetto così solare, sicuramente diverso dal solito gruppo metal, a colpire e ad aiutare il pubblico a sentire i brani, a partecipare al rito collettivo, oppure è semplicemente la loro musica, incredibile mistura di stili e mood a volte opposti, con una tecnica mai fine a sé stessa e con melodie vincenti e mai banali. Il fatto evidente è la soddisfazione del pubblico presente; chi non è venuto, magari dissuaso dalla pioggia, ha sicuramente perso un bellissimo concerto e l’occasione, per una volta, di spendere bene i propri risparmi.

Per concludere, vogliamo aggiungere una piccola nota sui ragazzi della band, disponibili e a disposizione dei fan sia prima che dopo l’esibizione, per autografi, fotografie o una semplice chiacchierata. È anche (soprattutto?) da questi piccoli aspetti che si evince lo spessore umano di un artista. The storm still rages.

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