Borknagar – Recensione: Origin

Dopo gli Opeth e i Green Carnation, anche per i norvegesi Borknagar è tempo di un album interamente acustico. ‘Origin’, la nuova fatica dell’act guidato dal chitarrista Oysten G. Brun, esplora il lato più melodico e intimista dei quattro musicisti scandinavi, attraverso nove tracce meditative che si avvalgono del contributo di una sezione di archi e di un flautista.

La band non rinuncia al suo estremo eclettismo proponendo delle song piuttosto ricercate, forti di una chiara matrice progressive e miste a continui richiami al folklore nordico, tesi ad assicurare un tocco epico. Questa volta non c’è nulla a che vedere con il black metal, anzi, per dirla tutta non c’è nulla a che vedere con il metal propriamente detto, ma le emozioni, queste non mancheranno. Lo notiamo già con la splendida opener ‘Earth Imagery’, in cui la matrice prog della band si sublima in passaggi alla King Crimson ed enfatici cori che ricordano i Queen degli anni heavy. L’incipit di ‘Grains’ è affidato a un flauto che segue le orme dei Jethro Tull per poi lasciare spazio al violino e ai ghirigori di chitarra acustica di Oysten.

Ottimi episodi sono poi ‘White’, dai ritmi disarticolati che incontrano dei corni epici dal suono profondo e ancora la crimsoniana ‘The Human Nature’, un brano “liquido” e sfuggente, veramente inedito per i quattro norvegesi.

Un plauso a questa voglia di sperimentare e al coraggio nel dare alle stampe un album che di “metallico” non ha veramente nulla. E forse in questa affermazione è insito il difetto di ‘Origin’, ossia quello di essere un disco che potrà spiazzare i fan della band e tutti coloro che si aspettavano un nuovo ‘Empiricism’. Certo, la voce “forzatamente” soffusa e meno duttile di Vintersong, che si trova a interpretare dei brani esclusivamente melodici potrebbe non piacere, inoltre, la rivisitazione in chiave acustica di ‘Oceans Rise’ (song presente su ‘The Archaic Course’) non entusiasma e nella sua linearità puzza un po’ di riempitivo. Tuttavia ‘Origin’ è un disco che vince in forza del suo coraggio e mette in luce le influenze più vicine al rock e al progressive a tutto tondo di una band che non ha mai voluto proporre una minestra riscaldata. Da ascoltare senza preconcetti.

Voto recensore
7
Etichetta: Century Media / EMI

Anno: 2006

Tracklist:

01.Earth Imagery
02.Grains
03.Oceans Rise
04.Signs
05.White
06.Cynosure
07.The Human Nature
08.Acclimation
09.The Spirit Of Nature


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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