Hanoi Rocks – Recensione: Oriental Beat

Recentemente tornati alla ribalta con l’ottimo ‘Twelve Shots On The Rocks’, gli Hanoi Rocks sono una band dall’importanza inestimabile, anche se nascosta da chi ne ha raccolto i frutti sotto forma di successo e fama. Difficile trovare un punto debole nella loro discografia, e difficile anche individuare il loro lavoro più riuscito.

‘Oriental Beat’ è un album che si discosta dalle coordinate tradizionali di quanto proposto dalla band, ma non per questo è meno valido dal punto di vista qualitativo. In questo lavoro le composizioni si fanno più sofisticate e variegate che nelle altre release degli Hanoi Rocks, così come sono ben presenti ammiccamenti al pop di inizio anni ’80, ma ciò non fa che amplificare ancor di più la sensazione di quanto grande la band finnica sarebbe potuta diventare se non fosse stata fermata dalla tragica morte di Razzle. Si parte con la sgangherata ‘Motorvatin”, per poi passare alla classe (sì, anche nello sleaze se ne può trovare e ce n’è bisogno) della splendida e variegata ‘Don’t Follow Me’, impreziosita dal sax di Michael Monroe. L’apertura di ‘Visitor’ è tanto efficace quanto moderna, e le linee di basso disegnate da Sam Yaffa su questo pezzo sono semplicemente eccezionali. Difficile, inoltre, non pensare a come il modo di cantare di Monroe abbia influenzato gente come Nicke Borg dei Backyard Babies o, ancora più recentemente, il connazionale Sammy dei Private Line. Molto più diretta e orecchiabile ‘Teenangels Outsiders’; Monroe canta: "Wild and free…When Jimmy drove off the street and died in his cadillac. But he was wild and free",quasi una tetra premonizione dell’incidente che costerà la vita al batterista del gruppo. Dopo ‘Sweet Home Suburbia’ è il trascinante sleaze’n’roll di ‘M.C. Baby’ ad elevare a mille il tasso di adrenalina. Riferimenti ironici alla new wave inglese (!) animano la scanzonata ‘No Law Or Order’ e si prosegue sulla scia del divertimento con la title-track, in cui i riff di chiara matrice rock’n’roll dello "zingaro" Andy McCoy si fondono alla grande con i cori in pieno stile anni ’50. Monroe, quindi, passa dal sax all’armonica in ‘Devil Woman’. ‘Lightnin’ Bar Blues’ è l’inno alla filosofia edonista degli Hanoi Rocks e del glam che verrà, anticipando la sorprendente introspezione del pezzo conclusivo: ‘Fallen Star’ è un’emozionante ballad per pianoforte e voce, in cui Monroe sfodera un’interpretazione da brividi.

Quello che, oggi, suona datato è soltanto la produzione, che in qualche caso non conferisce il giusto spessore, specialmente nella seconda, e più aggressiva, metà dell’album. Ciò non toglie ad ‘Oriental Beat’ il titolo di capolavoro assoluto, da riscoprire assolutamente insieme all’intera discografia di una band che sembra tornata fortunatamente in auge, grazie al successo e alla consistenza del fenomeno dello scan rock.

Etichetta: Lick Records/Castle Communications

Anno: 1983

Tracklist: 01. Motorvatin'
02. Don't Follow Me
03. Visitor
04. Teenangels Outsiders
05. Sweet Home Suburbia
06. M.C. Baby
07. No Law Or Order
08. Oriental Beat
09. Devil Woman
10. Lightnin' Bar Blues
11. Fallen Star

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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