Freak Kitchen – Recensione: Organic

Ci occupiamo per la prima volta (e questa è un po’ una pecca) del curioso trio svedese Freak Kitchen nato da un’idea del geniale chitarrista Mattias “IA” Eklundh (musicista che è stato ospite in una serie innumerevole di album) all’inizio degli anni ’90. Nonostante ‘Organic’ sia già la loro sesta realizzazione i nostri sono poco conosciuti nel nostro paese non avendo mai avuto una vera distribuzione (tranne il solista di Eklundh, ‘Freak Guitar’, uscito per la Favored Nations di Steve Vai) e soprattutto per la particolarità del sound proposto; è infatti preponderante e radicata nella proposta della band una componente cabarettistica (a livello lirico con testi a volte esilaranti ed altri di dubbio valore…ma anche musicale) che può frenare molti ascoltatori distraendoli da pezzi in realtà di livello tecnico assoluto ed assoli di chitarra (la vera attrazione dei Freak Kitchen) che definire pirotecnici sarebbe un eufemismo. Come dicevamo quasi tutte le tracce, pur essendo un po’ prevedibili, se paragonate alle precedenti produzioni, sono dei mid tempo cadenzati e permeati di ironia ed elevatissimo tasso tecnico di cui sono esempi lampanti ‘Sob Story’, l’iniziale ‘Speak When Spoken To’ che ospita il fantomatico cantante/chitarrista Bumblefoot, ‘The Rights To You’ con un andamento ballabile ed un refrain memorizzabile già al primo ascolto (divertente il passaggio doom a metà pezzo) e ‘Becky’ con accelerazioni quasi death (il finale) ed un’apertura di ritornello al limite del piano bar. Questo nuovo lavoro è particolarmente vicino alla vena creativa che ha caratterizzato gli ultimi due album del gruppo (‘Dead Soul Men’ e ‘Move’), quelli cioè più heavy e diretti; la nuova sezione ritmica composta dal bassista Christer Örtefors (cantante su ‘Infidelity Ghost’ come accadde in ‘Razor Flowers’ nell’album precedente ) e Björn Fryklund (dal drumming molto particolare che fa un uso incessante del mini china) è ormai perfettamente inserita anche se l’attore e compositore principale di questo hard rock molto groovy rimane senza ombra di dubbio Mattias Eklundh un chitarrista dal talento provocatoriamente paragonabile a quello del grande Frank Zappa e che ci piacerebbe vedere all’opera anche in altri contesti.

Voto recensore
6
Etichetta: Thunderstruck Productions (Import)

Anno: 2005

Tracklist:

01. Speak When Spoken To
02. The Rights To You
03. Look Bored
04. Chest Pain Waltz
05. Mussolini Mind
06. Guilt Trip
07. Becky
08. Independent Way Of Life
09. Heal Me
10. Infidelity Ghost
11. Sob Story
12. Breathe


alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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