Ghost – Recensione: Opus Eponymous

Tanta classe e un tocco volutamente retrò sono la forza indiscussa di questo esordio della band svedese più educatamente occulta e anticlericale mai sentita. Non aspettatevi, infatti, croci rovesciate e stupri collettivi davanti ai ruderi fumanti di una chiesa profanata. “Opus Eponymous” ricorda più le atmosfere esoteriche e mutevoli dei Blue Oyster Cult (e a dir la verità, anche la grafica di copertina ricalca lo stesso stile), piuttosto che il filone sconfinato di gruppi black dediti al culto oscuro. Certo, riferimenti all’occultismo, invocazioni belle e buone a Satana e polemiche con Dio (il padre eterno, non quel Ronnie James che manca a tutti noi) la fanno da padrone in questo disco, mantenendo, però, un distacco stilistico e concettuale dalla polemica scena svedese e presentandosi come una mosca bianca all’interno del panorama rock e metal scandinavo. Nove tracce bastano, così, ai Ghost per far capire a tutti chi sono e cosa fanno. L’intro organistica di “Deus Culpa” ci porta ipoteticamente in chiesa per una funzione, senza virtuosismi ma con quelle note lunghe e commoventi proprie dell’ambiente ecclesiastico. E’ giusto un attimo, però, perché non appena irrompe la seguente “Con Clavi Con Dio”, le atmosfere si fanno molto più pesanti, quasi da sabba di streghe intente ad evocare il maligno. E così si prosegue, tra atmosfere neoclassiche e vittoriane (“Elizabeth”), inni al signore delle tenebre (“Satan’s Prayer”, “Prime Mover” e “Stand By Him”) e progressive litanie oscure (“Ritual” e “Death Knell”). Il leitmotiv del disco è quello, ormai si è capito, però il travagliato finale, affidato alla acida strumentale “Genesis”, sembra proprio voler porre una conclusione ad una sorta di incubo, quasi una dantesca visita ai gironi infernali. Infatti, come dopo il temporale arriva il sereno, qui, dopo un vorticoso e malvagio climax, arriva una dolce e sognante melodia a chiudere il discorso e a lasciarci in un enigmatico dilemma, come nel più classico e cinematografico finale aperto: «E’ tutto vero? O stavo sognando?». Un disco, insomma, intelligente nella sua elegante crudezza e, semplicemente, da brivido.

Voto recensore
7
Etichetta: Rise Above Records

Anno: 2010

Tracklist: 01. Deus Culpa
02. Con Clavi Con Dio
03. Ritual
04. Elizabeth
05. Stand By Him
06. Satan Prayer
07. Death Knell
08. Prime Mover
09. Genesis

Sito Web: http://www.myspace.com/thebandghost

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