Operation: Mindcrime – “The Key” – Intervista a Geoff Tate

The Key” segna un nuovo inizio per Geoff Tate. Il monicker Operation: Mindcrime non può che rimandare ai momenti migliori dei Queensryche ma Tate sembra essersi ormai definitivamente allontanato dalla band madre e ora in grado di percorrere un’avventura solista in modo efficace e concreto. Dopo l’incerto “Frequency Unknown“, arriviamo a “The Key“, primo episodio di una trilogia che si completerà nei prossimi mesi. Ne abbiamo parlato con lui. 

Iniziamo parlando del tuo nuovo progetto e del primo album “The Key”. Perché Operation: Mindcrime e quali sono le connessioni tra questo nuovo corso e il doppio concept uscito a nome Queensryche?

Ho scelto il nome Operation: Mindcrime per due ragioni. La prima è che avevo bisogno di un nome che mi identificasse e che identificasse la musica, ma anche qualcosa che potesse essere riconoscibile dai fan. La seconda è che quel nome da un tono e un mood al tipo di musica che compongo ora, che si basa fondamentalmente su un concept e su una storia vera e propria. Non ci sono comunque connessioni tra i due Operation: Mindcrime e questa nuova trilogia, è una storia completamente diverse.

Parlando del sound e del genere che proponi in “The Key”, quali pensi siano le differenze principali rispetto al tuo precedente “Frequency Unknown”? 

Praticamente tutto. I musicisti sono differenti, lo stesso vale per il produttore e lo studio di registrazione. Sono due cose completamente diverse.

Vorrei parlare un po’ di alcuni brani con te. Il primo è “Ready To Fly”, un brano dal sapore più marcatamente prog e un po’ retrò. Ho trovato veramente bello il lavoro di tastiere. 

E’ un punto della storia in cui il personaggio sta riconoscendo la potenza della tecnologia di cui fa parte e che vive. Realizza inoltre che l’utilizzo di questa nuova tecnologia può essere in qualche modo liberatorio, esattamente come se volasse ma senza una macchina o un sostegno: fondamentalmente libero. La musica è veramente interessante. E’ sicuramente influenzata dai miei vecchi ascolti di progressive rock.

La seconda traccia è “Life Or Death”. Penso sia il brano più inusuale dell’album: dark e con un sound molto moderno. 

Nel brano canta Mark Daily, un cantante irlandese, con cui ho lavorato durante gli ultimi anni. Lui rappresenta e da voce al personaggio principale della storia. Penso sia un pezzo veramente figo. Ha una storia molto lunga. Ci abbiamo lavorato in quattro, cercando di aggiungere molti elementi. Alcuni brani nascono molto velocemente, invece questo si è evoluto nel tempo.

L’ultimo brano, è proprio l’’ultima traccia dell’album, “The Fall”. Penso sia molto interessante per l’uso del sassofono. 

“The Fall” è l’ultimo brano dell’album, ma è anche l’inizio del secondo. Per il sassofono, l’ho usato spesso durante gli anni e anche su “The Key” viene usato in modo differente. A volte in modo classico come su “The Fall”, in altri momenti viene utilizzato come texture, ad esempio su “On Queue”. Penso sia uno strumento espressivo. Dicono che sia lo strumento che si avvicina di più alla voce umana.

Parlando in generale penso che “The Key” sia maggiormente influenzato dalla musica progressive. Ci sono alcune band moderne di progressive rock o metal che segui o che ti hanno ispirato?

Sono sempre stato appassionato di progressive, soprattutto da giovane: Pink Floyd, Genesis, Gentle Giant, Supertramp, Jethro Tull e così via. Mi hanno sicuramente ispirato. Sono influenze che ho sempre cercato di inserire nel sound e nelle strutture dei Queensryche. Ora che sono da solo non devo più scendere più a troppi compromessi e quelle influenze emergono più prepotentemente. Parlando di cose più moderne, ci sono delle band molto interessanti: Porcupine Tree, Coheed And Cambria, Avantasia. Ci sono delle cose molto interessanti lì fuori.

Non ho avuto la possibilità di leggere i testi dell’album ma so che i tre album sono legati in unico concept. Potresti darmi una panoramica generale della storia di questo album? 

E’ un po’ un mistero. Sono un po’ riluttante a parlarne a dire il vero. “The Key” è il primo album di una trilogia, ne è la premessa. Quando abbiamo dei bambini, spendiamo la maggior parte del tempo a insegnare ai nostri figli, a programmarli in un certo senso, trasmettendogli la nostra visione realtà e quello che noi abbiamo imparato a nostra volte. Parlo anche delle cose basilari, come i nomi dati alle cose: il cielo, la terra. Definiamo la realtà dei nostri figli, come la nostra fu definita dai nostri genitori. Nella storia ci sono quattro personaggi principali che sviluppano una tecnologia per vedere la realtà in un nuovo modo. Questo ha un potenziale enorme; a causa di questa tecnologia sorge un conflitto tra i quattro personaggi. Alcuni di loro vogliono sviluppare la tecnologia per brevettarla e immetterla nel mercato, cercando di diventare miliardari, spinti dall’’innovatività della tecnologia. Gli altri personaggi invece realizzano che questa tecnologia può aiutare il Mondo e dovrebbe essere donata all’umanità. Da questo nasce il conflitto. In “The Key” viene introdotta questa tecnologia, viene spiegato cosa sia, vengono introdotti i quattro personaggi e il conflitto che poi si svilupperà.

So che stai già lavorando ai successivi due capitoli. A che punto sei e hai già un’idea di quando usciranno?

Sì li siamo completando. Il secondo è praticamente pronto, scritto e registrato, manca il mixing. Il terzo è in fase finale di scrittura, mancano poche tracce. Spero di finire tutto in novembre. Frontiers Music pubblicheranno gli album a distanza di 9 o 12 mesi.

Parlando del sound, come si evolverà nei prossimi due capitoli?

Quello che stiamo cercando con questo progetto è di raccontare una storia con la musica. La storia non è lineare, è dinamica, come la vita. La musica quindi deve essere dinamica tanto quanto e riflettere quello che sta succedendo nella storia. Nel secondo e nel terzo, cercheremo di prendere il primo album e amplificarlo: ci saranno brani più lunghi e complessi, arrangiamenti più particolari, alcuni momenti molto più drammatici. C’è roba veramente interessante.

Hai già dei piani per il tour?

Sì certamente, le date dovrebbero essere annunciate a breve. Comunque dovrebbe iniziare a metà novembre in Europa. Penso suoneremo anche in Italia.

Che tipo di setlist possiamo aspettarci? Ci saranno solo cose solista o anche materiale dei Queensryche?

Ci saranno vari episodi dalla mia discografia. Abbiamo oltre 100 brani tra cui scegliere. Vorrei proporre l’intero album dal vivo. La mia idea sarebbe quella di suonarlo nel mezzo della setlist e aggiungere all’inizio e alla fine dei pezzi dal mio catalogo.

In questo nuovo album troviamo tantissimi nomi illustri. Qual è il momento o l’episodio più bello che puoi raccontarci?

Ricordo bene sicuramente l’inizio. Eravamo tutti insieme in una stanza. Gli stavo raccontando la storia ma anche il percorso musicale che volevo intraprendere. C’era un foglio di carta con abbozzate alcune idee. A un certo punto ci furono 30 secondi di completo silenzio ma poi all’improvviso tutti iniziarono a parlare contemporaneamente e a confrontarsi e da quel momento non ci siamo più fermati. Tutte le persone coinvolte hanno apportato tante idee e creatività al progetto.

Ok Geoff, questa era la nostra ultima domanda. Puoi chiudere con un messaggio finale per i tuoi fan italiani.

A tutti i miei fan italiani, vi ringrazio tantissimo per il supporto e la dedizione durante tutti questi anni. Spero di vedervi presto in tour durante l’inverno!

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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