Alter Bridge – Recensione: One Day Remains

I Creed rappresentano un evento commerciale di una certa importanza nel rock contemporaneo e quasi 30 milioni di copie vendute nel mondo non sono certo un numero che si può ignorare. Eppure è innegabile che il peso artistico della band non abbia mai raggiunto quello dei padri del genere alternative metal come Soundgarden, Alice In Chains e Pearl Jam, band a cui i nostri si sono costantemente e volontariamente avvicinati. Archiviata quella esperienza Tremonti, Marshall e Phillips hanno deciso di cambiare qualcosa e si sono messi in contattato con il bravissimo Myles Kennedy, singer dei sottovaluti Mayfield Four. Dicendovi che il nostro possiede una voce molto potente a metà tra Chris Cornell e Eddie Veder avrete già capito che anche qui di grande novità è impossibile parlare. Nonostante questo palese limite (o forse proprio per questo) ‘One Day Remains‘ è destinato a diventare un piccolo classico del genere. Questo per due motivi principali: le canzoni contenute sono tutte ottimi esempi di come ciò che nasce come alternativo sia prima o poi destinato ad essere definito classico e che i difensori della fede alternativa non hanno ormai più i punti di riferimento di un tempo. E’ scontato immaginarsi chi ha consumato album come ‘Ten’, ‘Dirt’ e ‘Superunknown’ in assoluta adorazione davanti a brani come la titletrack o la cruda e crescente ‘Metalingus‘. Il concetto di ‘defenders’ non è stato preso a prestito in modo casuale; raramente abbiamo infatti assistito a tanta convinzione nel conservare e sviluppare le regole di uno stile musicale. In questo campo specifico gli Alter Bridge passano in scioltezza anche gli Audioslave (per non parlare delle ultime soporifere prove dei Pearl Jam). Ascoltate un brano granitico come ‘Watch Your Words‘: davvero pesante e metallico con un abbinata riff/bridge che rimanda a Fates Warning ed Engine, ma con una irrinunciabile melodia nel chorus, oppure la superclassica ‘Down To My Last‘ che conserva qualche inflessione del periodo hard degli anni ottanta. A completare il quadro arrivano ovviamente anche le ballate sofferte e ben interpretate dalla drammatica voce di Myles. Parliamo di ‘Broken Wings‘, ‘In Loving Memory‘, ma anche delle più movimentate e mutevoli ‘Shed My Skin‘ e ‘The End Is Here‘ (uno dei brani migliori del lotto). Una band di genere, ma tremendamente convincente e sicuramente più trascinante dei ‘padrini’ Creed.

Voto recensore
8
Etichetta: Wind - Up / Epic

Anno: 2004

Tracklist:

01. Find The Real

02. One Day Remains

03. Open Your Eyes

04. Burn It Down

05. Metalingus

06. Broken Wings

07. In Loving Memory

08. Down To My Last

09. Watch Your Words

10. Shed My Skin

11. The End Is Here


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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