Cryptopsy – Recensione: Once Was Not

Ce lo aspettavamo un po’ tutti. Gli avvenimenti e i cambi di formazione che si sono susseguiti dopo l’uscita dello splendido ‘And Then You’ll Beg’ lasciavano presagire un ritorno della band canadese verso il brutal-death più classico che aveva contraddistinto le prime uscite. Lord Worm è di nuovo dietro al microfono e rispetto al più metal-core oriented Di Salvo la differenza si sente e condiziona non poco songwriting e scelta dei suoni: tutto diventa più cupo e caotico, quasi a seguire le tonalità del singer… e questo non sempre ci sembra un’idea vincente. Non si tratta di una retromarcia piena però, la voglia di risultare personali e di non ripetersi rimane e fa la differenza in positivo rispetto alle migliaia di band omologate che si ascoltano di solito. Se tecnica sopraffina e velocità ossessiva sono caratteristiche assai difficili da abbinare risultando comprensibili, i Cryptopsy riescono magistralmente a tirare fuori il coniglio da cilindro restando nel giusto mezzo. Peccato che il lato sperimentale e progressivo sia stato sacrificato quasi del tutto in favore della violenza estrema. Fanno eccezione giusto alcuni infiltrazioni derivate dal sound voivodiano e altri passaggi di estrazione più rock-metal-core che ci rimandano (lontanamente) all’universo di Mr. Townsend e dei suoi Strappino Young Lad, ma si tratta solo di accenni e richiami inseriti in un contesto che si incaponisce fin troppo su un’irruenza che a volte appare inevitabilmente fine a se stessa. Nel suo complesso ‘Once Was Not’ è una bella mazzata che sarà manna dal cielo per i più affezionati ascoltatori del brutal-death, ma anche un passo indietro rispetto alla propulsione evolutiva straordinaria che la band aveva messo in luce in passato.

Voto recensore
7
Etichetta: Century Media / Emi

Anno: 2005

Tracklist:

01. Luminum

02. In The Kingdom Where Everything Dies, The Sky Is Mortal

03. Carrionshine

04. Adeste Infidelis

05. The Curse Of The Great

06. The Frantic Pace Of Dying

07. Keeping The Cadaver Dogs Busy

08. Angelskingarden

09. The Pestilence That Walketh In Darkness (Psalm 91:5-8)

10. The End

11. Endless Cemetary


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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