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Spiritual Beggars – Recensione: On Fire

A sei mesi dal debutto dei Mushroom River Band, nuovo gruppo dell’ex-leader Spice, gli Spiritual Beggars rientrano alla grande con ‘On Fire’, che vede JB degli ottimi Grand Magus dietro il microfono. Certamente il ricordo della quasi-perfezione di ‘Ad Astra’ è tuttora fresco nelle menti e nei cuori di tutti gli appassionati di hard rock/stoner, ma il gruppo è stato certo molto intelligente nel tentare, per quanto possibile, di allontanarsi da quell’album. Più spazio al tono caldo delle chitarre e dell’hammond, dunque, e meno impatto a tutti i costi: ‘On Fire’ si presenta dall’inizio come un disco più “soul”, più ricco di divagazioni strumentali e meno giocato sulla carismatica irruenza di Spice. L’apertura di ‘Street Fighting Saviours’ corrisponde probabilmente al miglior revival rock disponibile quest’anno, epica, torrida, evocativa ed energica, doppiata dalla splendida ‘Young Man, Old Soul’ e da ‘Killing Time’, pezzo che mette in bella mostra addirittura una vena metal “classica” davvero convincente. C’è poi tempo per l’oscurità deflagrante di ‘Black Feathers’, per la contemplazione psych/bucolica di ‘Fejee Mermaid’ o ancora per i break mozzafiato di ‘Dance Of The Dragon King’: con ‘On Fire’ gli Spiritual Beggars dimostrano, nel 2002, che la lezione di mostri sacri come Deep Purple o Rainbow può ancora trovare un’applicazione emozionante, dinamica e divertente.

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