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Jack Blades – Recensione: Jack Blades

Per i suoi primi cinquant’anni Jack Blades ha finalmente deciso di regalarsi un disco in proprio, riuscendo a sintetizzare in una manciata di canzoni tutti gli aspetti di un songwriting tanto premiato dalle classifiche quanto vario e di valore.

Il cantante e bassista di Night Ranger e Dam Yankees, nonché co-autore di ‘pivellini’ come Aerosmith, Ozzy e Alice Cooper, apre le danze con lo scintillante hard cromato di ‘Sea Of Emotions’ che, anche grazie alla partecipazione di Neil Schon, rimanda istantaneamente alla grandeur di ‘Arrival’ dei Journey, mentre la seguente ‘Shine On’ (in origine destinata al mai pubblicato terzo dei Dannati Americani) introduce un pizzico di sorniona psichedelia anni ’60 che esplode suadente e gioiosa nel coro, oltre a suggerire con un giro hard blues le influenze Zeppeliniane in seguito più evidenti nel riff portante di ‘We Are The Ones’ e nelle sfumature tra folk ed elettricità di ‘Who You Want To Be’.

Detto che l’energetica ‘To Touch The Sky’ è un ottimo punto di incontro fra Night Ranger e (sempre loro) Journey, c’è anche spazio per il pop-rock contagioso di ‘Sometimes You Gotta Have Faith’ e ‘Someday’ ed è presente l’immancabile ballata romantica a nome ‘Alone Tonight’ (dal retrogusto west-coast e pure un po’ acustica, of course).

Un lotto di tracce riuscitissime che, fatta eccezione per l’anonima rocciosità retromodernista alla Audioslave di ‘On Top Of The World’, a colpi di refrain vincenti rendono il disco di Blades una priorità per gli amanti dell’hard melodico in tutte le sue sfaccettature.

You Can Still Rock In America, Jack!

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