Obscura – Recensione: Omnivium

Dopo l’exploit del 2009  con “Cosmogenesis”, ritornano i tedeschi Obscura, alfieri del technical death metal dall’illustre pedigree. Da notare infatti la presenza al basso (un 6 corde fretless, fra l’altro) di Jeroen P. Thesseling, ex Pestilence, ovvero una delle band fondamentali del genere stesso.

Questo terzo album, “Omnivium”, edito dalla sempre ottima Relapse, continua sulla linea del precedente, enfatizzandone gli elementi di base, che ne hanno decretato il successo. Ritroviamo dunque le intricate costruzioni ritmiche (ottima performance alle pelli per Hannes Grossmann, anche coi Necrophagist), i complessi fraseggi melodici delle due chitarre (Kummerer e Muenzner, Spawn of Possession e ancora Necrophagist), e l’approccio sicuramente ipertecnico ma anche fruibile e godibile che ha rappresentato, a conti fatti, la fortuna della band.

“Omnivium” si apre con gli arpeggi acustici di “Septuagint”, brano lungo e articolato, che bilancia equamente tecnica e pesantezza. A seguire la bordata di “Vortex Omnivium”, veloce e aggressiva, cantata con la giusta efferatezza dal growler Steffen. Con la terza “Ocean Gateways” la band pone in primo piano atmosfere e melodia. L’album prosegue poi alternando senza soluzione di continuità momenti più veloci ed aggressivi a fasi in cui prevale la ricerca sugli arrangiamenti e sulle armonizzazioni dei vari strumenti.

L’approccio tecnico, razionale e quasi scientifico della band si manifesta nei riferimenti alla geometria presenti in vari titoli (“Euclidean Elements”, “Prismal Dawn”), anche se l’album è in realtà ispirato al pensiero del filosofo idealista tedesco Friedrich Schelling.

La produzione, curata preso i Woodshed Studio da V. Santura e dagli stessi Obscura, è potente e rifinita, e da modo di emergere a tutte le sfumature tecniche e ai virtuosismi dei musicisti, che di volta in volta assumono connotati death, thrash, prog, e finanche fusion, portando idealmente avanti la linea artistica che accomuna grandi album come “Focus”, o “Spheres”.

“Omnivium” è in definitiva un album formalmente ineccepibile, ottimo sunto di come dovrebbe suonare il death metal tecnico/progressivo. Certo, i non fanatici del genere lo potranno trovare un po’ freddo e distaccato, ma questa impressione è comunque da mettere in conto, laddove si scelga di dare ampio spazio, nel proprio sound, a elementi tecnici e di perizia esecutiva.

Dopotutto è forse dai tempi dei Nile che nel death non si assiste alla proposta di qualcosa di fresco e originale, ma solo a un lavoro di rifinitura e cesellatura su espressività già ben consolidate. Genere conservatore per sua natura, forse, ma che gli Obscura interpretano con un’efficacia in possesso di poche altre band, e per questo vanno premiati.

Voto recensore
8
Etichetta: Relapse Records

Anno: 2011

Tracklist:
1. Septuagint 07:18
2. Vortex Omnivium 04:14
3. Ocean Gateways 05:56
4. Euclidean Elements 04:51
5. Prismal Dawn 06:20
6. Celestial Spheres 05:28
7. Velocity 06:04
8. A Transcendental Serenade 06:13
9. Aevum 07:51

Sito Web: http://www.obscura-metal.com

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