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The Raveonettes – Recensione: Observator

È passato appena un anno e i Raveonettes rispuntano fuori come fiori con il loro settimo album. Anche se, più che un fiore, “Observator” dà la sensazione di una foglia che cade e si disperde nel vento. Questo perchè nell’album c’è così tanta malinconia, senso di riflessione, dispersione, a volte tristezza, che la sensazione di fluttuare nel vento diventa piacevole, e anche parecchio. C’era un po’ di timore che dopo appena un anno i Raveonettes si presentassero con un passo falso. Si sa, arrivare ad avere un ampio bagaglio di creazione musicale, porta molti artisti a non avere più un senso di orientamento. Ma la realtà, nel caso di Sharin Foo e Sune Rose Wagner, è un’altra, è l’eccezione, è la piacevole sorpresa che il tempo a volte non logora. La realtà è che i Raveonettes non hanno mai sbagliato un colpo e che possiamo fidarci ciecamente. “Observator” è l’ennesima conferma della loro formula, noise-wave-pop-gaze, con qualche leggera variazione e aggiunta. Si perché la formula base è sempre la stessa, ma non per questo banale, noiosa e scontata. I Raveonettes non restano ad un punto fermo, il bello è proprio questo: saper riproporre più o meno lo stesso piatto ma ogni volta con un sapore diverso. Perché per quanto ciascun album possa accostarsi all’altro, in ogni lavoro ci troverete qualcosa di diverso, qualcosa che è prevalso su altro e che lo ha reso unico. “Observator” è il disco della notte, ha sfumature scure,  è quel percorso solitario notturno in una strada deserta dove riecheggiano le forti note suonate al piano, dove ogni tanto passano quegli squarci improvvisi di chitarre distorte, dove note melodiche di chitarre malinconiche scandiscono i passi. “Observator” è un connubio di musica e parole di alto livello, e questo i Raveonettes hanno sempre dimostrato di saperlo fare: con un immenso romanticismo malinconico che contraddistingue questo album (“Curse The Night”, “The Enemy”, “You Hit Me (I’m Down)”), con rari squarci vivaci, carichi di chitarre distorte (“Sinking With The Sun”, “Till The end”), e regalandoci sempre un paio di tormentoni che entrano in testa e non vanno più via, verso cui nessuno potrebbe rimanerci indifferente (“She Owns The Street”, “Downtown”). “Observations” forse è l’emblema di questo disco, del periodo di depressione e di problemi fisici in cui Sune Rose lo ha partorito: voci soffuse, stentate, malinconiche accompagnate da un piano tormentato, suonato magistralmente, e le chitarre distorte che poi dilatano il tutto. Bisogna essere degli attenti osservatori e ascoltatori per poter cogliere la bellezza unica di “Observator”, senza rimanere in superficie ed etichettarlo come “il solito album dei Raveonettes”. Bisogna entrare e perdersi nel buio di queste 9 semplici tracce, eppure così piene di particolari e dettagli. Come diceva qualcuno, la bellezza è nella semplicità delle cose.

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