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Inquisition – Recensione: Obscure Verses For The Multiverse

“Obscure Verses For The Multiverse” vede la luce esattamente nel venticinquesimo anniversario degli Inquisition e con ogni probabilità ne rappresenta l’apice compositivo. Il two piece colombiano (residente a Seattle dalla seconda metà dei ’90) non muta minimamente la formula sonora che lo distingue, eppure ecco che la nuova creatura convince in ogni suo elemento, forte di un songwriting vario e raffinate doti esecutive. Insomma, gli Inquisition suonano pure e semplice black metal, ma lo fanno nel migliore dei modi, a partire da una opener (“Force Of The Floating Tomb”) che subito mostra l’estro della chitarra di Dagon e l’estrema precisione della batteria di Incubus, autori di una track enfatica, muscolare, legata in buona parte al metal estremo degli anni’80, che rielabora in un contesto contemporaneo. E il metal di stampo classico emerge più volte come una fonte di influenza e ri-sviluppo indispensabile, come testimonia la titletrack, che poggia su tappeti di riff maideniani e divagazioni doom, oltre a una melodia portante epica e assolutamente gradevole. Avete capito bene, gli Inquisition optano per soluzioni melodiche che a loro modo e con la dovuta cautela in relazione al genere di riferimento, si possono addirittura definire “orecchiabili”, ma tuttavia restano possenti e misteriose, senza scalfire l’essenza del lavoro. Ne abbiamo un esempio in “Joined By Dark Matter, Repelled By Dark Energy”, o ancora in “Inversion Of Ethereal White Stars”, pezzo vibrante e dalle melodie ricercate, eleganti, ma dotato di un cupo rallentamento che ne evidenzia la natura marziale. “Infinite Interstellar Genocide” chiude questo ottimo lavoro con una monolitica fierezza, lasciandosi però andare ad un ritualistico finale di musica ambient. Un altro elemento positivo che appare subito chiaro è come Dagon abbia peraltro rinunciato alla sua voce ossessiva e recitante per adottare un forse più prevedibile ma convincente, versatile screaming. Infine, plauso per il panorama lirico, che tocca argomenti di carattere cosmologico e astrobiologico, evitando troppi luoghi comuni. “Obscure Verses For The Multiverse” entra di diritto tra le più interessanti release di black metal di questo 2013 fin troppo avaro di soddisfazioni.

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