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Obscura: “Per me è tutta una questione di rispetto” – Intervista a Steffen Kummerer

Che la qualità della composizione sia uno degli aspetti fondamentali della musica è senza ombra di dubbio scontato, ognuno ha il proprio gusto ed ognuno può trovare rifugio in qualcosa che nessuno magari riuscirà mai a capire tanto quanto un singolo soggetto. Non bisogna però dimenticarsi dell’umiltà e sopratutto del rispetto, che a volte sembra mancare. Noi di Metallus ci siamo messi in contatto con Steffen Kummerer, mente e leader degli Obscura e dei Thulcandra per parlare della sua visione attuale sul mondo della musica in un’intervista esclusiva concessaci dalla Nuclear Blast.

Ciao Steffen e grazie per aver accettato quest’intervista, come stai?
Buongiorno, sto molto bene, sono in studio in questo preciso momento, sto lavorando a migliaia di progetti e le cose vanno bene, per di più c’è il sole qui in Germania quindi perfetto.

A Valediction è un disco che personalmente mi è piaciuto parecchio, puoi dirci qualcosa riguardo al processo di composizione?
Abbiamo messo insieme diverse idee che abbiamo buttato giù collettivamente. Ci sono stati due scrittori, come succede spesso sono state le chitarre ad aver fatto uscire le idee, ma quando si è arrivato agli arrangiamenti abbiamo lavorato con tutta la band; alla fine però, sì, è sempre un lavoro collettivo perché il bassista aggiunge le sue linee, il batterista le sue e solo alla fine io lavoro alle parti vocali. Devo dire che tutto è andato liscio, l’unica cosa diversa dalle altre uscite è che qui abbiamo registrato durante la pandemia quindi abbiamo dovuto lavorare da remoto ed abbiamo anche dovuto spostare la prima data di registrazione. Pensa che avevamo prenotato mesi prima ed abbiamo dovuto schedulare nuovamente tutto. Per farla breve, alla fine è andato tutto liscio e sono molto felice del risultato finale.

Com’è stato tornare a lavorare con Christian Muezner?
Noi ci conosciamo da mille anni quindi è stato molto facile, lo stesso per Jeroen ed anche con David, lui è austriaco ma è stato molto semplice andare d’accordo. Mi ripeto, è stato tutto molto facile ed è andato tutto liscio; lavoro solo con le persone con le quali voglio lavorare e tutto è andato bene.

Gli Obscura hanno rilasciato 6 album e come si può sentire dal vostro ultimo disco A Valediction, le idee non mancano. In un genere difficile sia nel campo della composizione che della tecnica quale il Technical Death Metal, come fate e dove continuate a trovare ispirazione?
Sai ovviamente che ogni album deve essere migliore rispetto a quello precedente, questa è la chiave ideale di ogni band là fuori. Noi semplicemente siamo fan di noi stessi, noi ascoltiamo questo genere, scopriamo nuove band da ascoltare ogni volta che è possibile; semplicemente posso dirti che amiamo quello che facciamo e questo ci fa andare sempre avanti, per di più la band è diventata abbastanza famosa nell’ultima decade, direi che è stato dopo Akroasis che ho iniziato a vivere solo di musica quindi da quel punto è diventata non solo una band ma il mio modo di vivere e lo amo, vado sempre avanti e faccio sempre e solo quello che amo per questo continueremo ad impegnarci per fare uscire nuovi album nel futuro.

Hai detto che Akroasis è stato un punto di svolta nella tua vita, com’è stato fare questo cambiamento?
Prima di Akroasis ho avuto un sacco di lavori diversi, durante il nostro primo tour che credo sia stato nel 2006 o nel 2007 penso che stessi semplicemente finendo la scuola superiore. Con l’uscita di Cosmogenesis ho iniziato a studiare nella DIT in Deggendorf, questo è stato sempre un modo per crescere anche con la mia vita privata. La band intanto cresceva ed io ho avuto diversi lavori, finita l’università ho lavorato in diversi studi, ho lavorato per la TV nazionale, ho costruito o pianificato un paio di studi TV e studi di registrazione, comunque tutto quello che ho fatto nella mia vita privata è diventato più che utile nella band, sai, tutta l’esperienza che guadagni nella tua vita può in qualche modo essere utilizzata sempre. E quello che sto facendo adesso, quindi essere un musicista professionista e tutto quello che ho fatto in passato mi ha aiutato a far crescere la band, non ho rimpianti, ora stiamo a vedere cosa riserveranno per me i prossimi 20 anni.

Nessun tipo di rimpianto?
In realtà solo uno, il primo album che abbiamo fatto uscire nel 2004 è stato registrato con la batteria elettronica ed è qualcosa del quale non sono per nulla contento (ride ndr), ma sai, è il passato ed è successo quasi 20 anni fa. Come per tutto, ci sono buone decisioni e brutte decisioni, ci sono bei momenti e brutti momenti, l’importante è però guardare sempre avanti, al prossimo album, al prossimo tour e sinceramente il futuro sembra luminoso.

Ovviamente. A maggio hai rilasciato un nuovo album con il tuo side project Thulcandra ed ha avuto un ottimo riscontro. È stato difficile comporre l’album ed incastrare i vari impegni delle due band?
Non so esattamente come rispondere. Penso ci sia stata recentemente una delle poche occasioni dove gli impegni delle due band si sono non direi scontrati ma incontrati, tutto il resto è separato. Scrivere musica per questa band è completamente diverso dallo scrivere musica da quell’altra e via dicendo. Quando inizio a programmare le date per le varie band sto molto attento a far sì che queste non si incontrino, ma se accade possiamo farlo insieme. Per esempio, prima della pandemia abbiamo fatto un tour in sud ed est Europa, penso che abbiamo suonato anche a Bologna in quel tour, dove ambedue le band suonavano nella stessa serata ed abbiamo fatto lo stesso quest’anno in nord America nell’ultimo tour con i Fleshgod Apocalypse ed i Wolfheart. È una coincidenza, ma è parecchio divertente suonare con ambedue le band nella stessa serata. Ha richiesta molta energia ma è stato divertente.

E per quanto riguarda la composizione? Come suddividi il tuo impegno per le due band?
Negli ultimi 10/20 anni ho imparato a separare sempre di più. Quando lavoro con i Thulcandra, lavoro solo per i Thulcandra, finché l’album non viene mandato all’etichetta. Non lavoro a “una canzone per loro questa settimana, una canzone per gli altri quell’altra” ecc… È più divertente se sei in questa bolla con queste band dove hai questa tipologia di influenze diverse e puoi scrivere tanto, da tanti benefici suddividere il lavoro in questa maniera, lavori ad un progetto, lo finisci e poi passi all’altro. Nel mezzo non mi piace lavorare su altro, voglio avere la mente completamente libera.

Diresti che è stressante questo processo?
Dipende dalla situazione, abbiamo avuto sessioni che sono andate lisce così come sessioni dove abbiamo avuto tanto mal di testa ad essere onesti (ride ndr); quindi dipende sempre dalla circostanza del momento, non è qualcosa che puoi pianificare. L’unica cosa che puoi fare è svolgere il tuo lavoro nel migliore del modo ed assicurarti che ci sia abbastanza tempo, perché se c’è una scadenza troppo vicina a ciò che deve essere consegnato, questo causa sempre tanto stress. Sostanzialmente non puoi mai saperlo.

Preferisci concentrarti sulla scrittura o andare in tour e suonare live?
Mi piacciono tanto entrambi e penso sia sano bilanciare i due. Per esempio, quest’anno abbiamo suonato in Europa, in nord America ed in Australia ed altri verranno. Prima di tutto, a me piace molto viaggiare ed anche suonare con la band live, ma va detto, quando sei via piangi due volte, quando parti e quando devi tornare. Però è anche bello avere delle settimane libere e poter lavorare in studio, senza dover correre per prendere aerei o treni ecc.… allo stesso tempo se lavori per uno o due mesi in studio per lo stesso album, fa star bene dover lasciare tutto ed uscire da questa bolla, andare in tour, vedere nuove persone ed avere una nuova vita sociale. Tutto deve essere bilanciato, questa è la chiave per sentirsi bene e lavorare bene.

In poco tempo hai visto diversi paesi, quanto è diverso fare un tour in un paese rispetto ad un altro?
È tutto veramente tanto diverso, fare tour o pianificare concerti in Europa è totalmente diverso dall’organizzarlo in Asia, America o Sud America, tutti i paesi sono completamente diversi. L’America è considerata come se fosse un grande stato, ma se vai in posti piccoli noti quanto questi siano estremamente diversi tra di loro, ogni stato ha la sua particolarità. Lo stesso vale per l’Europa, che tu vada in Inghilterra o in Norvegia, cambia tutto, specialmente quando inizi a notare i dettagli che caratterizzano un determinato posto. Per esempio, anche se vai in Italia, cambia tutto dal nord al sud; circostanze, persone e luoghi; penso sia uno dei benefici più grandi dell’essere un musicista, riuscire viaggiare, vedere il mondo, conoscere posti che non avrei mai visto altrimenti. Se non vedi le differenze, qualche volta capisci quanto la prima impressione sia completamente negativa; ci sono anche stati che ho visitato e a prima vista ho pensato “ma che cazzo ci faccio qua” e poi sono andato la seconda e la terza volta ed è proprio quando vedi le caratteristiche e le differenze che ha un determinato posto che inizi ad apprezzarlo veramente. Se è possibile, durante un tour amo visitare i posti e alle volte accade che il promoter consiglia dei posti unici e che sarebbero impossibili da scoprire, questa è una cosa fantastica.

Come vedi la scena Technical Death Metal tedesca ed europea al giorno d’oggi?
Penso che ci siano meno band che fanno tour oggigiorno, questa è una cosa naturale che però non riguarda solo l’ambinente Death Metal o Tech Death, è una situazione generale che deriva anche dal fatto che al momento è diventato molto più costoso e quindi è più difficile permettersi di fare dei tour. Per quanto riguarda invece l’aspetto della creatività, penso che ci siano davvero tante band buone che stanno uscendo fuori e band invece già conosciute che stanno continuando a far uscire ottimo materiale. Secondo me il futuro è luminoso; è così facile adesso registrare un album e farlo uscire, se ripenso a 15 anni fa, dovevi essere per forza sotto un’etichetta e convincere qualcuno per far uscire qualsiasi cosa; invece, oggi è tutto facile e puoi fare bene o male tutto da solo, puoi fare album super tecnici e bizzarri, che magari verranno apprezzati da solamente 10 persone in tutto il mondo, ma puoi farlo e puoi metterlo online in qualsiasi modo, streaming o album. Questo è bellissimo dal punto di vista creativo, veramente, c’è possibilità per tutti di mettersi in gioco; per esempio ho scoperto da poco una band che viene dal Regno Unito, si chiamano Cryptic Shift che sono più o meno riconducibili ai Blood Incantation oppure ai vecchi Nocturnus, è musica molto strana ma fantastica al tempo stesso, questo è solo un esempio ovviamente, ma ci sono un sacco di buone band che stanno saltando fuori e facendo uscire il proprio materiale musicale, è musica underground, le persone lo fanno perché amano questa musica, non lo fanno per far soldi lo fanno per l’amore della musica e per il divertimento di creare qualcosa di proprio assieme agli amici.

(Riferendomi a quello che era stato detto da un certo Nergal un anno fa circa) Quindi per te è buono il fatto che ci siano tante band piccole che stanno facendo uscire il proprio materiale anche se probabilmente non avranno un grande riscontro?
Assolutamente. Un’altra cosa bella è che si vedono band venire fuori da ogni angolo sconosciuto del mondo; negli anni 90 c’era la scena thrash tedesca, la scena Death svedese, la scena Power italiana… ma oggigiorno non importa a nessuno da dove tu venga. Ci sono ottimi Black Metal album che vengono dal sud America, band ultra-tecniche svedesi, si è persa la connessione, la concezione che un determinato genere dovesse essere per forza collegato ad un determinato punto geografico e questo è un grande beneficio per la scena metal mondiale per quanto riguarda il mio punto di vista.

Sì certo, però è veramente bello vedere che ci son o tante uscite e che ognuno può suonare quello che vuole senza poter essere discriminato per la propria provenienza. Continuando comunque a parlare del Technical Death Metal, quanto questo è presente nella tua vita e nei tuoi ascolti al di fuori della band?
Beh, se resto in studio per 10 ore a produrre o scrivere brani correlati al Technical Death Metal non ci penso due volte a cercare altro una volta finito di lavorare, però nei momenti liberi sì, adoro questo genere e mi piace ascoltarlo così come mi piace l’old school Swedish Death/Black melodico, mia ispirazione comunque per i Thulcandra. Questa è la musica che ascolto, ma al di là di questo mi piace anche ascoltare altro, alle volte mi metto ad ascoltare playlist con le nuove uscite metal per esempio, giusto per ascoltare cos’hanno da dire anche gli altri artisti e cosa tirano fuori, ovviamente non mi piace tutto, però è una sensazione molto bella quando in un mese riesci a trovare una o due band che ti piacciono molto e ti senti come se fossi un 14/15enne ancora e ti dici “Ok, questa band è fottutamente forte, vediamo dove andranno a suonare live” per magari andare a vedere il loro show, è una sensazione bellissima e questo sentimento non si ferma mai.

Pensi che il futuro riservi qualcosa di particolare per il technical Death Metal?
Penso che tutti gli stili di musica vadano e vengano come delle onde, ci sono sempre ondate che durano per più o meno anni, per poi tornare indietro e lasciare spazio alla nuova rinascita di un altro sottogenere musicale. Forse nei prossimi anni ci sarà una rinascita del Tecnhical Death metal con tutte le band che hanno fatto uscire gli album dopo gli anni 2000. Chi lo sa, noi comunque andiamo avanti a fare quello che ci piace e finché ci saranno persone che amano quello che facciamo e si presentano ai concerti, se c’è dell’hype è ottimo, ma se non c’è fa lo stesso perché continueremmo ugualmente. Al momento penso che il genere che sta vivendo la sua “rinascita” sia il deathcore, con band quali Lorna Shore, Fit For An Autopsy ed altre, nessuno sa cosa cambierà nei prossimi anni, ma io sarò ancora qua, pronto comunque ad ascoltare di tutto.

Parlando di show… recentemente ci sono state delle discussioni riguardo al basso guadagno che le band percepiscono dai tour, considerati inadeguati comparati al lavoro fatto, te cosa ne pensi?
Questa è veramente una domanda interessante e difficile alla quale rispondere. Penso che l’intera scena anche in termini di live era satura, grandi città quali Monaco, Vienna, Londra e Milano ospitavano molti show extreme metal al mese, o almeno dei periodi ottobre/novembre e febbrazio/marzo quando generalmente molte band fanno i tour, e ci sono tanti festival che alle volte mi danno l’impressione di ospitare sempre gli stessi headliner e le stesse band in generale, la pandemia ha dovuto affrontare questa situazione e penso semplicemente che questa sia stata la ciliegina sulla torta che ha fatto implodere il tutto. Per il futuro penso che diverse band verranno scaricate nel bidone, qualche band riusciranno finalmente ad uscire ed essere conosciute veramente, ma la grande domanda è: Si può vivere di musica? Perché è veramente difficile sopravvivere solo con i live show oggigiorno, ma dall’altra parte non si guadagnano soldi dai servizi di streaming o generali. Negli anni 80 si facevano soldi con le vendite di vinili e cd, ma adesso con l’aumento dei servizi di streaming sono in pochi quelli che continuano ad acquistare media musicali; all’inizio la soluzione a questo problema chiamato streaming era proprio quella di fare più tour, ma adesso non si fanno più soldi con i tour e appunto nemmeno facendo uscire la propria musica, quindi qual è il punto? Nessuno sa cosa il futuro ci riserverà ma ripeto, un sacco di band verranno gettate via mentre band più giovani ed affamate sono sicuro che riusciranno a farcela anche solo per il semplice motivo che troveranno una soluzione ai problemi. Se sei un artista e vuoi organizzare un tour in un altro paese ci sono un sacco di programmi che danno fondi istituiti dall’unione europea, ci sono fondi locali, in Italia, Germania, dappertutto. Penso quindi che se uno voglia fare un tour questo sia possibile, semplicemente impegnandosi, facendo i propri compiti ed informandosi, penso che in questo modo sia sempre possibile organizzare concerti o tour; ma per concludere mi ripeto, non si diventerà mai ricchi con questo stile, per guadagnare devi davvero impegnarti e volerlo fino in fondo.

E per quanto riguarda il merch?
Questo è un altro punto, se vedi, tutto è più costoso, certo. Se sei un artista ed ordini del merch ti sorprendi nel vedere di quanto i vari prezzi si siano alzati, arrivando anche al doppio di quelli che erano una volta in certi casi. Alla fine, sono i fan che decidono se vogliono acquistare un biglietto per uno show e se vogliono comprare una maglietta ad un prezzo veramente alto; non è la band, non sono i promoters, né l’agenzia di booking; è la community dei fan del metal che decide cosa vale la pena supportare e cosa no. E se non c’è assolutamente modo per fare tour, forse ci sono molti meno show live, forse è come nei primi anni 90 quando potevi essere felice di vedere che ci sarebbero stati 3 concerti di artisti considerati grandi all’anno e non 30 al mese. Questa è quello che penso, secondo me tutto sta iniziando a calare sempre di più. Ci sono tante cose che però hanno reso la vita di noi musicisti molto difficile, come per esempio il tema Brexit che ha avuto un grande impatto sui tour, così come il mercato del nord America. Per esempio, nell’ultimo ciclo di tour ho dovuto pagare 17000 euro solo per i visti lavorativi, poi devi pagare il 30% sulle imposte estere per di più ogni locale prende circa il 20/25% delle vendite del merch. Quando le band nordamericane vengono qui (in Europa ndr) e si lamentano di dover pagare tasse sembra un cazzo di scherzo, bisogna pagare le tasse ovunque tu vada. Tutto questo non è bilanciato, ho sentito anche che i visti diventeranno più costosi o almeno per gli Stati Uniti, c’è stato anche un grande articolo a riguardo che è stato pubblicato tempo fa dove si spiegava che stanno pianificando di alzare i costi dei visti del 260%, quindi per una band come gli Obscura io dovrò pagare 50000 euro solo per entrare nel paese più tutto il resto; penso che questo spezzerà il collo di davvero tante bands, “Shit happens

Ho un’ultima domanda, sfortunatamente e tristemente siamo a conoscenza che diverse band, artisti e manager si riferiscono all’Italia chiamandola “Shitaly” (Italia-Merda se proprio dobbiamo fare una traduzione al volo), durante il vostro ultimo show sono stato colpito da quello che hai detto sul palco riguardo la tua confusione sul perché molti artisti discriminino l’Italia ed i fan italiani parlando male di loro quando tu sei invece sempre orgoglioso e felice di tornare nel nostro paese.
Certo! Se capisci come le cose funzionano, devi semplicemente capire se vai in paesi dove le venue sono supportate dal governo. Per esempio, l’Olanda, la Scandinavia, ultimamente anche in Germania, ma diciamo i paesi considerati ricchi e poi vai a sud e non mi riferisco solo l’Italia, parlo degli stati Balcani come la Grecia, Romania, Bulgaria ecc… Ti aspetti le stesse circostanze dei paesi “ricchi” quando in questi posti per i proprietari è difficile anche solo sopravvivere per mantenere il locale, è qualcosa che proprio non riesco a capire e non lo accetto. Devi essere felice che tante persone vengano al tuo concerto, perché c’è sempre entusiasmo dietro chi organizza questi show underground, non è solo il promoter, è tutto il personale che lavora all’interno, dal catering, a chi vende i biglietti e via dicendo; non è solo una persona e te dovresti essere fiero che così tante persone vengano al tuo show e capire che in certi posti la situazione è appunto diversa rispetto ad altri. Alle volte lo sforzo di realizzare questi show, per esempio per chi sta nel sud, come per il south America o per il Messico, è molto più alto rispetto a locali che ottengono fondi del governo oppure bonus cultura e tutto questo e possono mantenere alti standard sull’equipaggiamento a disposizione perché avendo fondi esterni possono permettersi di investire più soldi in altro. Ho suonato tanti show all’est e al sud, in Asia ed altri posti; quindi, per me è tutta una questione di rispetto per tutte quelle persone che hanno lavorato e si sono impegnate a portare la tua band sopra al loro stage e non puoi andare a suonare e lamentarti di ogni singola cosa, questa cosa per me è disgustosa, non è come funziona e penso che gli artisti o le band che si comportano in questa maniera non vivranno a lungo.

Non c’è nulla di più vero, penso tu sia stato il primo artista da quel che mi ricordo a dire una cosa del genere sopra ad un palco e ho veramente apprezzato.
Questo è stato un piacere, e ti posso dire che non vedo l’ora di tornare, non importa dove, siamo sempre stati accolti a braccia aperte, che fosse Milano, Gevova, Roma oppure in Emilia-Romagna e dappertutto siamo stati accolti. Spero di tornare presto da voi.

Siamo giunti al termine dell’intervista, ti ringrazio vivamente per il tempo che ci hai dedicato.
Grazie a te, è stato un vero piacere, ci vediamo presto.

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