Noctem – Recensione: Oblivion

Dopo la curiosità destata con “Divinity”, i Noctem tornano con “Oblivion”, disco che sicuramente si pone un passo avanti rispetto al predecessore. Il quintetto spagnolo per proposta e immagine sembra la risposta iberica ai Behemoth; in generale fortemente influenzati dal death dalle tinte oscure made in Poland i nostri non disdegnano sonorità più soft come il thrash. Potremmo pensare di essere di fronte ad una tipica fashion band senza motivazione, ma i Noctem sembrano credere in quello che fanno; certo, non sono una band che fa del melodic death/black rivoluzionario, ma si impegnano a trasmetterci qualcosa.

Un’ambientazione soffocante, opprimente mischiata ad un’attitudine misantropica verso la vita e come chiodo fisso le molteplici contraddizioni insite nelle religioni, il tutto corroborato da testi influenzati dalle occulte filosofie orientali: questi sono i Noctem di “Oblivion”. Il viaggio nella fredda oscurità parte con “Popol Vuh”, intro che si colloca tra il tribale e l’epico/lirico sul finale. “The Arrival Of The False Gods” ci sorprende per la batteria a mille, quasi sempre all’attacco, e per i riff tra il tagliente e diretto e l’estremamente melodico e catchy. “Universal Disorder” sembra invece influenzata dal black/death di scuola svedese così come “Abnegation And Brutality” e “Invictus”. In quest’ultima quando entra quel minimo di matrice core a tratti sembra di ascoltare i Darkest Hour o gli As Hope Dies o una qualsiasi delle band che ne discendono. Certo a richiamare il mondo core è più di tutto la voce, lo screaming/growl non è profondo e questo di certo non li aiuta. Quando accelerano i Noctem sono veramente brutali e violenti, ma sanno anche trascinarti nel loro mondo feroce con melodie semplici che sanno entrare in testa.

Togliendo il piacevole momento strumentale di “Q’uma’rka’aaj”, e la leggermente più bleccheggiante “A Borning winged snake”, gli elementi della moltiplicazione non cambiano fino ad arrivare al pappone finale. Si, una canzone di oltre tredici minuti tanto per ribadire il concetto, suonata solo all’inizio e nella parte finale, e della quale possiamo affermare che condensa l’animo più tetro della band. Coerente dalla prima all’ultima song, forse troppo, è un’altro album che seppure non dica nulla di nuovo e non faccia gridare al miracolo, si lascia ascoltare senza tanti complimenti.

Voto recensore
7
Etichetta: Rising Records

Anno: 2011

Tracklist:

01.Popol Vuh

02.The Arrival Of  The False Gods

03.Universal Disorder

04.Abnegation And Brutality

05.Invictus

06.Sons Of Hun-Vucub

07.Seeking The Ruin Of Souls

08.Unredemption

09.Q'uma'rka'aaj

10.A Borning winged snake

11.Oblivion


Sito Web: www.myspace.com/noctemofficial

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