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Obituary – Recensione: Dying Of Everything

Cosa possiamo chiedere a una band come gli Obituary nel 2023? Ma naturalmente di continuare a suonare death metal di vecchia scuola! Dall’alto dei suoi quasi 35 anni di carriera e forte dell’aver scritto capisaldi del genere, “Slowly We Rot” e “Cause Of Death” su tutti, il gruppo dei fratelli Tardy non deve ora far altro che mantenere il proprio status.

I nostri tornano sulle scene col nuovo “Dying Of Everything”, album che si presenta innanzitutto con una copertina bellissima e degna di un disco viking o epic, che su vinile farà senza dubbio la sua figura. Venendo al contenuto, sei anni di distanza dal precedente full-length sono più che sufficienti ai nostri per potersi presentare con composizioni ispirate ed efficaci.

Si parte spediti con “Barely Alive”, una veloce cavalcata che appare subito irresistibile, e si prosegue con la di nuovo convincente “The Wrong Time”, brano tra i singoli presentati in anteprima, meno rapido, ma con riff belli pieni e massicci. Saltiamo a questo punto alla pachidermica “War”, arricchita da effetti cinematografici in apertura, e alla title-track, che torna ad accelerare in un crescendo che vi farà scatenare senza possibilità di resistere.

My Will To Live”, altro pezzo che era servito a presentare il disco, predilige nuovamente la corposità dei suoni al ritmo. Prima della chiusura citiamo anche l’insolitamente lunga e paludosa “Be Warned”, particolare nel suo andamento quasi stoner/sludge.

Ovvio che non potevamo (e nemmeno volevamo) chiedere agli Obituary chissà quali sperimentazioni avanguardistiche. Questi veterani del death continuano a pestare duro e grezzo, e tanto ci basta. Nel suo genere, nei suoi obiettivi e nella filosofia che ne sta alla base, promuoviamo quindi “Dying Of Everything” a pieni voti.

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