Benedictum – Recensione: Obey

Tra le band più intransigenti e “true” di quelle che annoverano una cantante femminile nel panorama heavy i Benedictum ribadiscono la propria attitudine già a partire da “Fractured”, effettivo pezzo d’apertura di questo nuovo “Obey” (quarto studio album per l’esattezza ).

Il loro sound targato 2013 è ormai a tutti gli effetti un power di stampo americano che riconduce direttamente alla “sacra triade” Vicious Rumors, Metal Church, Riot e, per avere un riferimento in Europa, agli Accept.

Sfortunatamente come nel precedente “Dominion” la band di Veronica Freeman e del chitarrista Pete Wells non suscita lo stupore provato con “Seasons Of Imagination”; questo si nota purtroppo già dalla title-track, una traccia prevedibile pur se eseguita con la giusta convinzione. La giunonica Freeman ci ricorda in più di un passaggio la versione femminile di Chuck Billy dei Testament per l’intensità della sua prova, nonché da alcuni filmati live che ci è capitato di vedere online.

Sicuramente da citare “Cry” per la carismatica presenza di Tony Martin e la sua intramontabile voce per una power ballad comunque abbastanza piatta e che forse è proprio lo specchio di un album non riuscitissimo e alquanto dozzinale.

Voto recensore
6
Etichetta: Frontiers

Anno: 2013

Tracklist:

01. Dream Of The Banshee

02. Fractured

03. Obey

04. Fighting For My Life

05. Scream

06. Evil That We Do

07. Crossing Over

08. Cry (feat. Tony Martin)

09. Thornz

10. Die To Love You

11. Apex Nation

12. Retrograde


Sito Web: http://www.benedictum.net

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. andrera

    mah…. lo sto ascoltando adesso, non mi dispiace affatto, e anzi gli attribuisco alcune punte di eccellenza, pur rispettando tutti i cliché del genere cui appartiene…la title track è forse il brano più debole. cmq ne ho appena consigliato l’acquisto a un amico….

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