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Numenorean – Recensione: Home

“Home” è il debut album dei canadesi Numenorean, inizialmente nati come progetto dei gemelli Byron e Brandon Lemley (attualmente chitarra e voce) e in seguito diventati una vera e propria band con l’ingresso dal batterista David Horrocks, del secondo chitarrista Roger LeBlanc e del bassista Rhys Friesen.

Il collettivo di Calgary è foriero di una concezione di “post-black metal” (etichetta che al solito può dire tutto o niente)  che affonda le sue radici in quelle sonorità estreme dal mood atmosferico e sporcato di shoegazing che definirono l’espressività di acts come gli Alcest e di ottimi rappresentanti nel continente americano (per restare vicini ai nostri), ad esempio gli Agalloch e i Deafheaven.

E in questo bacino dove i Numenorean contano le proprie influenze, ma il loro sound personale pone l’accento su di un canale espressivo prevalentemente estremo, dove la componente black è forte, primitiva e spaventosa, ma limata agli angoli da un bagaglio tecnico di ottima fattura, malinconico shoegazing e melodie crepuscolari tessute dagli arpeggi di chitarra e dai leggeri ricami di synth.

Cinque brani dal minutaggio lungo (fa eccezione la strumentale “Shoreless”) dove i temi affrontati sono la perdita e il dolore, peraltro citati da una copertina molto forte e oggetto di autocensura nella versione Cd che ritrae il corpicino nudo e martoriato di una delle figliolette di Jeffrey Robert MacDonald, ufficiale dei Marines, medico e assassino della propria famiglia. L’altrettanto impatto della musica coincide perfettamente con quello visivo, attraverso dei brani violenti e pieni di tristezza, dove la voce grida rancorosa. Le strutture, così veloci e telluriche, lasciano spazio a momenti ragionati dove si impongono melodie notturne. Atmosfere dolorose e malinconiche permeano l’ascolto, un riverberato shoegazing si mischia a distorsioni post punk, spesso utilizzate in apertura dei pezzi, prima che il dronico black metal ci colpisca con la sua fisicità.

“Thirst”, nelle sue sensazioni di crescendo che portano a uno struggente finale e “Devour”, che accoglie al centro una parte melodica ariosa e lacrimevole a spezzare la natura ferale del brano, rappresentano le vette di un ascolto senza alcun cedimento, dove le idee sono tante e positive. “Home” è di certo un ottimo inizio per la giovane band canadese, dalla quale ci aspettiamo un percorso in continua ascesa.

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