Novembre: “URSA” – Intervista a Carmelo Orlando

Dopo otto lunghi anni di silenzio, il ritorno di una band di valore come i Novembre non può che essere accolto con entusiasmo. Ci piace pensare che il nuovo album “URSA” possa essere un ritrovato punto di partenza per il collettivo romano che, nonostante abbia perso uno dei suoi pilastri, può contare ancora sulla sensibilità artistica a tutto tondo di Carmelo Orlando. E’ proprio il vocalist e chitarrista a raccontarci questa nuova avventura.

Per prima cosa benvenuto e grazie dell’intervista. Iniziamo a parlare di “URSA”, un album che, oltre ad essere apprezzabile per la sua tecnica esecutiva, mi ha principalmente emozionato. Se non sbaglio era questo uno dei tuoi obiettivi, cioè quello di snellire le strutture dei pezzi e renderli più accessibili ed emozionanti, è così? Vuoi parlarcene meglio?

E’ così, questa volta l’aspetto emotivo è senz’altro prevalente nella musica e di conseguenza ho preferito snellire i pezzi per renderli più scorrevoli, di modo che tutto fosse al suo posto senza eccedere.

“URSA” è l’acronimo di “Union Des Républiques Socialistes Animales”, titolo inizialmente scelto per la traduzione francese de: “La Fattoria Degli Animali” di Orwell. Riassumendo parecchio, uno dei concetti cardini del libro è che fatta la rivoluzione, tutto torna come prima. Per caso hai ripreso questo aspetto nella stesura dei testi?

Sì ma non soltanto. “La Fattoria Degli Animali” è un libro che contiene diversi elementi che mi hanno colpito. Un aspetto fondamentale della storia è il suo essere una satira del comunismo, ma oltre a questo mi ha colpito molto il suo aspetto animalista, questo modo di vivere degli animali, la loro ingenuità nel non porsi domande e non ribellarsi, sono tutti elementi e idee che ho preso in prestito e messe insieme a tutte le altre di “URSA”.

Parlando ancora di testi, mi ha colpito una tua dichiarazione secondo la quale questa volta ti sei più concentrato verso l’esterno che verso l’interno. Vuoi spiegarci meglio?

Oltre a scrivere i testi piuttosto di getto come ho sempre fatto, questa volta come ti dicevo ho preso spunto anche da elementi esterni e uno di questi è l’animalismo. Poi ci sono anche riferimenti alla politica e alla sociologia, in sostanza sono dei territori nuovi in cui non mi ero mai addentrato prima, perché parlavo principalmente di mie sensazioni e di interiorità. Voglio precisare che leggendo i testi non ci si potrà accorgere immediatamente di questo, tutti i concetti sono sviluppati in chiave poetica e per coglierli sarà necessario leggere tra le righe.

Dopo otto anni di stand by e l’uscita di Giuseppe dal gruppo, hai ripreso in mano i Novembre proseguendo il lavoro con Massimiliano, reclutando poi al basso Fabio Fraschini (che già aveva fatto parte della band) e David Folchitto degli Stormlord alla batteria. Come mai loro? Hanno partecipato attivamente al songwriting o sono stati solamente degli esecutori?

Principalmente perché sono dei musicisti straordinari. Fabio è un amico, ci conosciamo da qualcosa come venticinque anni e aveva già suonato con noi su due dischi, “Materia” e “Dreams D’Azur”, è stato naturale rivolgerci a lui. Le sue linee di basso sono impressionanti, il suo modo di suonare è perfetto nel contesto dell’album. David è un batterista eccezionale, è un vero mostro. Le tempistiche erano strette e lui è stato in grado di imparare a suonare dodici pezzi in soli tre giorni, quando un batterista normale, ma anche uno bravo, impiegherebbe almeno un mese. Io e Massimiliano siamo i responsabili delle composizioni, per cui questa volta Fabio e David si sono limitati a suonare i pezzi.

In questi otto anni come ti sei impegnato? Hai composto il materiale per il nuovo album dei Novembre o ti sei dedicato anche ad altri progetti?

Ho fatto tutto con molta calma, non ero nemmeno pienamente sicuro su quello che sarebbe stato il futuro dei Novembre e così ho principalmente scritto e composto le nuove canzoni, suonato un po’ meno perché sono un acerrimo nemico di cavi, cavetti e cablaggio in generale. Ho fatto tutto senza avere delle tempistiche e nemmeno delle pressioni, un vantaggio è stato quello di poter lavorare in prevalenza da solo, se non devi rispondere a nessuno allora puoi prenderti tutto il tempo che vuoi ed è quello che ho fatto. Ho impiegato almeno tre anni per impostare quello che sarebbe stato il tema principale dell’album ma dopo un periodo lungo è stata una soddisfazione vedere come piano piano venivano fuori i pezzi.

Un altro “vecchio amico” che ritroviamo è Dan Swanö, che dal mio punto di vista, in fase di produzione ha reso il sound di “URSA” ancora più avvolgente. Come è stato lavorare di nuovo con lui?

Dan Swanö è un fenomeno, è innanzitutto un multi strumentista e ragiona come un musicista prima di farlo come produttore. Sa suonare diversi strumenti musicali e sa cantare, è come se riuscisse a immedesimarsi in ogni strumento e nella voce. Già nel 1994 e nel 1996 quando aveva lavorato con noi sui primi due dischi ha fatto un lavoro straordinario. Oggi le tecnologie si sono evolute ed il missaggio a distanza è diventato facile, ma lui è stato in grado di amplificare tutto quanto e non soltanto poche linee. E’ stato come se fosse fisicamente lì con noi a registrare l’album.

E cosa mi dici della collaborazione con Anders Nyström dei Katatonia? Tra l’altro “Annoluce” è forse il pezzo più arioso del lotto, cosa ne dici?

Sì, è senza dubbio il pezzo più da palco o da headbanging, dove ci si scatena un po’ di più. La canzone si è rivelata perfetta per lo stile di chitarra di Anders, fa anche un assolo davvero eccellente e sembra quasi che abbia composto e registrato la canzone insieme a noi. Anche Anders è un amico di vecchia data, per cui è stato naturale rivolgersi a lui.

Pensi che questa attuale maggiore accessibilità del vostro sound sia dovuta a una scelta specifica oppure è tutto emerso in modo naturale mentre componevi i brani?

E’ stato tutto molto naturale. Ho lavorato sui pezzi senza limiti di tempo, senza orari o pressioni di alcun tipo. E’ una cosa che puoi fare solo quando non dipendi da altre persone. Ho lasciato che i pezzi uscissero nel migliore dei modi potendo scegliere con calma cosa mantenere e quali cambi fare.

A breve la band si impegnerà in un tour italiano di undici date. Vogliamo ricordare questo appuntamento? Nei prossimi mesi inizieranno anche i vari festival estivi, vedi bene la band in un contesto simile o preferisci l’intimità del club?

A dire la verità non amo suonare dal vivo, ma questa è una cosa personale, per il resto sono contento di questo tour. Forse non mi sono mai goduto la dimensione live perchè dovendo cantare e suonare la chitarra contemporaneamente mi dovevo concentrare parecchio, con lo stress che ne consegue tra cavi, pedali e quant’altro. Dovevo fare davvero troppe cose. Questa volta però sarà diverso, perchè non suonerò la chitarra ma canterò soltanto.

E chi suonerà le tue parti di chitarra?

Sarà Carlo Ferilli e suo fratello Giuseppe suonerà la batteria. Fanno parte di un gruppo di Bari (Silvered) e sono dei musicisti straordinari, peccato siano un po’ fuori mano geograficamente. Comunque per il momento l’intenzione è quella di concentrarci su queste date e prepararle al meglio, poi si vedrà.

“URSA” è forse il miglior compendio del vostro sound. Inutile parlare di gothic, doom, death o progressive, il sound dei Novembre è tutto questo e un’etichetta vi starebbe stretta. Dovessi includere la band in una scena, quale sceglieresti?

Trovo difficile relazionarmi all’attuale panorama musicale, c’è davvero molta confusione e sinceramente non saprei nemmeno dire se esista ancora una scena. Noi facciamo parte di quella doom/death dei primi anni’90, veniamo senz’altro da lì, da ciò che si è sviluppato in quel periodo. Allora le cose erano diverse, potevi ancora mettere insieme una band e pensare di poter farti un nome, oggi invece i musicisti non sono per niente incentivati e partono già in deficit.

Tornando al disco, avete anticipato il brano “Umana” con un lyric video. Come mai quel pezzo e di cosa parla?

Il pezzo è un riassunto di mie sensazioni e di riflessioni di carattere sociologico e politico. Contiene lo stralcio di un discorso del filosofo Jiddu Krishnamurti. Si tratta di un discorso tenuto nel 1966 ma di un’attualità sorprendente.

Carmelo, questa era l’ultima domanda. Ti ringraziamo ancora e ti invitiamo a lasciare un messaggio a tutti i vostri fan.

Grazie a tutti i nostri fan e in particolare a tutti coloro che in questi anni ci hanno scritto esortandoci a non mollare e incoraggiandoci. Ciao, grazie a tutti!

Novembre

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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