Speciale – Novembre: musica, storia e letteratura

In occasione del ritorno in scena dei capitolini Novembre, la redazione di Metallus.it ha deciso di dedicare questo speciale alla band romana, un ensemble tra i primi a sviluppare il filone gothic/doom metal con personalità ed eleganza. Il nuovo album “URSA”, già destinato ad animare le nostre playlist di fine anno, trae ispirazione da “La Fattoria degli Animali” di George Orwell, pubblicato per la prima nel 1947. Il romanzo è in sintesi una satira del totalitarismo sovietico. Stanchi di essere assoggettati all’uomo, gli animali si ribellano prendendo possesso della fattoria e dividendosi i frutti del lavoro equamente secondo i principi marxisti. Ma l’utopia presto si distrugge, quando i maiali diventano i nuovi padroni della tenuta e danno inizio a quella fase di “dittatura del proletariato” distorta che di fatto lasciava confluire le risorse nelle mani di una casta, allineando il regime al capitalismo, come appare evidente nel finale. Tornando alla band, abbiamo deciso di offrire una retrospettiva della discografia soffermandoci sulla citazioni storiche e letterarie che il gruppo ha posto in alcuni testi in modo continuo, mostrando inventiva e un approccio maturo non solo alla materia musicale ma anche a quella lirica. Sperando di coinvolgervi in questo piccolo excursus, vi auguriamo buona lettura. (Andrea Sacchi)


Novembre-Wish-I-Could-Dream-It-Again...WISH I COULD DREAM IT AGAIN

(Polyphemus Records, 1994)

E’ il 1994 e i Novembre esordiscono sulla lunga distanza con “Wish I Could Dream It Again…”, un lavoro ancora un po’ acerbo e sofferente di una produzione non certo all’altezza (tanto che l’album troverà successivamente nuova vita in “Dreams D’Azur”) ma già in grado di delineare le caratteristiche di quella che diventerà una delle migliori realtà gothic/doom a livello internazionale. Ricordiamo infatti che i Novembre si originano nel 1990 con il nome di Catacomb e sono pertanto da considerare contemporanei ai prime movers della scena. Disco molto ruvido e in parte privo della perizia tecnica che distinguerà le uscite successive, “Wish I Could Dream It Again…” punta molto sull’impatto emozionale, giocando in particolare la carta del dialogo tra le chitarre di Carmelo Orlando e Antonio Poletti, mentre la voce del master mind, pur non ancora perfetta nelle parti pulite, si esprime già con malinconia e rigore. Il brano “Night/At Once”, racchiuso da arpeggi ed archi e interessato da un continuo crescendo di tensione e nervosismo, riprende nelle uniche quattro strofe declamate da Carmelo “Ed è subito Sera” di Salvatore Quasimodo. Una visione personale della corrente ermetica che esprime il senso di solitudine e precarietà della vita suggerito dal poeta siciliano.


ARTE NOVECENTONovembre-Arte-Novecento

(Polyphemus Records, 1996)

Con “Arte Novecento” i Novembre hanno fatto le “prove” per il grande salto. Un album dalla grande forza emotiva, dove il tema della “perdita” viene messo al centro delle emozioni del disco. Il dolore è il motore delle emozioni, dove è difficile scindere la musica da quelle righe che danno un profondo senso a tutto “Arte Novecento”. Angoscia ed annichilimento immediati, come nella poetica di Guido Cavalcanti dove l’amore distrugge ed impedisce di costruire la ragione. “Remorse” è uno degli esempi del mood di un album dove il dolore permea tutto, distruggendo i lineamenti e sfregiando l’anima. Anche “A Memory” gioca molta sul tema del ricordo, come il tema della memoria di Montale: dove il ricordo risulta deludente. Infatti le relazioni complicate scavano nella memoria di un passato felice ed un presente smarrito e sempre più vuoto. (Saverio Spadavecchia)

 


Novembre_-_ClassicaCLASSICA

(Century Media Records, 1999)

“Classica” è il disco della consacrazione dei Novembre. Un disco fatto di contrasti forti, di luci ed ombre che si incrociano nelle melodie di Orlando e soci legandosi a testi di indubbio spessore. Si entra subito nel vivo con la disperata “My Starving Bambina”, dove il tema della separazione è sviluppato in maniera straziante. Interessante è il testo di “Nostalgiaplatz”, che sembra quasi raccontare la fine del passaggio dei morti da una riva all’altra del fiume Acheronte. Una “fuga” dal battello di Caronte che lascia le anime senza uno scopo ben preciso, in preda alla disperazione e alla nostalgia. “Love Story” e “L’epoque Noire (March the 7th 12973 A.D.)” sono altri due schegge di disperazione,  dove la prima traccia parla della fine delle relazioni personali e la nascita di una crudele incomprensione , mentre la seconda immagina in futuro in bilico tra “Matrix”  e “Blade Runner” . “Winter 1941” porta con sé il dramma della seconda guerra mondiale, cupa e desolante così come la guerra sa essere. (Saverio Spadavecchia)

 


NOVEMBRINE WALTZNovembre-Novembrine-Waltz

(Century Media Records, 2001)

Quarto CD in ordine temporale per i Novembre e altri riferimenti e decisamente un viaggio a 360 gradi nelle emozioni, nelle espressioni musicali e nella bellezza tout-court: “Distances”, con la melodia presa da”Il lago Dei Cigni”di Čajkovskij che si va perfettamente ad integrare nell’economia del brano, i riferimenti da maschera triste in “Come Pierrot” e il mood decisamente decadente di “Venezia Dismal” (la città “malinconica” per eccellenza per molti artisti) e la chiusura di “Conservatory Resonance” con ricordi del “Va Pensiero”di Verdi. Imprescindibile. (Fabio Meschiari)

 


Novembre-Dreams-DAzurDREAMS D’AZUR

(Century Media Records, 2002)

“Dreams D’Azur” vede la band romana non semplicemente “risuonare” (termine alquanto scorretto), ma dare una nuova linfa vitale al debutto “Wish I Could Dream It Again…”, destrutturato e ricomposto da una band oggi matura e consapevole con alle spalle lavori di assoluta caratura come “Arte Novecento” e “Classica”. Restano i suoni ruvidi e diretti, altrettanto le atmosfere più funeree, ma questo attualizzazione del passato consente ai brani di guadagnare un maggiore respiro melodico e la produzione esalta finalmente tutte quelle sfaccettature prima soltanto percettibili. La voce di Carmelo torna in parte ai toni secchi ed essenziali dei tempi, ma è forse la principale concessione al passato, perché l’insieme dei nostri (è richiamato anche Antonio Poletti alla chitarra) guarda senza dubbio alla matrice progressive più recente, rinnovando la natura delle canzoni. In particolare è “Christal” a trovare nuovo lustro in queste vesti, mentre “Night/At Once”, l’omaggio a Salvatore Quasimodo, si trasforma in “Nottetempo”, un brano che ne riprende lo spirito originario ma essenzialmente diverso, dalla forma canzone più strutturata e con un testo fino a quel momento inediti. (Andrea Sacchi)


MATERIANovembre-Materia

(Peaceville Records, 2006)

Continua evoluzione, che arriva a questo CD (il sesto): quasi settanta minuti ripartiti su undici brani, forse meno aggressività rispetto al passato e una voce che ritrova il suo timbro più pulito per poter esprimersi ancor meglio nella lingua del Sommo Dante. Il Poeta più illustre del nostro Paese è altresì ricordato con la sua amata Beatrice in “Comedia”, mentre ci sono riferimenti a Jules Verne con le due canzoni che prendono il titolo dal suo nome e dal suo cognome e a Collodi (l’autore italiano più venduto nel mondo) con “Geppetto”, intrigante brano che conferma la bontà di questo meraviglioso album. (Fabio Meschiari)

 


Novembre-The-BlueTHE BLUE

(Peaceville Records, 2007)

“The Blue” è forse l’album più ricco di tensione e tecnica annoverabile nella discografia dei Novembre. Persistono le sensazioni nostalgiche e malinconiche ma il suono è aggressivo e sfaccettato, a dimostrazione di come la band maturi ancora a livello esecutivo e riesca a mantenere un trademark riconoscibile pur compiendo uno step di un percorso che ad oggi non si è ancora arrestato. “The Blue” è un album dove conta parecchio, forse più che in passato, il suono delle chitarre, sempre in primo piano, graffianti e capaci di dirigere brani dai numerosi cambi di intenzione, tra suggestive parentesi doom plumbee e malinconiche e un costante taglio death progressive. Il brano “Triesteitaliana”, si rapporta alla storia recente, narrando una vicenda accaduta nel Territorio Libero di Trieste durante il secondo dopoguerra. Lasciamo che sia la stessa band a spiegarcelo, citando le parole usate in occasione di un’intervista rilasciata proprio al nostro portale: “ Vidi un documentario sui fatti dell’immediato dopoguerra, che parlavano di un Giro d’Italia proprio di quegli anni, il quale, giunto alla zona di Trieste, (che al tempo era ancora divisa fra Italiani e Sloveni) subì degli attacchi da parte dei Titini, a colpi di sassi e spari, mentre appena qualche Km più in su, veniva applaudito dagli Italiani. E il documentario andò in fermo immagine proprio su un cartellone a bordo strada, con scritto “Trieste Italiana”. La cosa mi colpì molto per qualche strano motivo. Forse nostalgia di un’Italia che noi dei primi anni ’70 ci siamo visti scomparire sotto il naso.” (Andrea Sacchi)

 

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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