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Gjallarhorn – Recensione: Nordheim

Quorthon è morto, evviva Quorthon.

I suoi eredi naturali si chiamano Gjallarhorn, non vengono dalle fredde terre del Nord, ma nascono in quel di Milano da una costola delle leggende pagane DoomSword.

E nessuno fino ad ora sembra essersi impegnato a portare avanti il discorso che una morte tanto inaspettata fece interrompere al deus ex machina dei Bathory.

‘Nordheim’ è un grande album di epic/viking metal che pesca a piene mani da quanto tracciato da Quorthon nella trilogia vichinga, aggiungendovi alcuni elementi folk ispirati ai due capitoli di ‘Nordland’. I brani sono lunghi, evocativi, capaci di suscitare vere emozioni nell’ascoltatore, non si perdono mai nello scontato o nel “già sentito”, raggiungendo il loro apice nella suite ‘Ragnarok’, composta da: ‘Blood Over Asgard’, ‘Chaos Unleashed’ e ‘Ragnarok’.

Scordatevi tante raffinatezze tecniche: i Gjallarhorn procedono con un sound chitarristico oscuro e pesante, lineare se vogliamo, ma altrettanto eroico e profondo. Si passa da brani più veloci e dinamici quali la già citata ‘Chaos Unleashed’ e la suite conclusiva ‘200 Years Of Fury’ (song battagliera carica di pathos) a dei cadenzati uniti a risvolti più melodici (‘Blood Over Asgard’, ‘Ragnarok’).

Il cantato, impostato in modo “sofferto” e recitante, si distanzia del tutto dai vocalizzi acuti e puliti tanto in voga nel metal classico, sembra scandire la fierezza delle grida di battaglia, erette a simbolo del coraggio degli uomini del Nord.

Una release imperdibile per gli amanti del genere. Benvenuti, guerrieri longobardi.

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