Cryptopsy – Recensione: None So Live

Dopo undici anni di carriera e quattro album in studio (tutti per altro rappresentati nella scaletta di questa release) i Cryptopsy arrivano a pubblicare la loro prima testimonianza live. Pubblicazione che richiede un certo coraggio, visto che di questi tempi il fascino dei live album sta ormai approssimandosi sempre più allo zero. La comparsa della tecnologia DVD, la facilità di reperire in rete materiale non ufficiale e le ormai consolidate abitudini di ritoccare errori e riproporre i brani in modo assolutamente fedele alla versione in studio non rendono quasi mai queste uscite straordinariamente appetibili. In parte questo discorso potrebbe essere accantonato per ‘None So Live’, non fosse altro per il debutto dietro al microfono del nuovo singer Martin Lecroix, ma anche per la curiosità che tutte le band assolutamente spaventose nell’esecuzione strumentale riescono a stimolare quando si tratta di verificarne l’effettiva valenza nella dimensione live. Per quanto riguarda l’imprinting lasciato dal nuovo frontman possiamo tranquillamente alzare il pollice, dimostrandosi il suddetto a proprio agio sia nel growling bassissimo tipico del primo singer Lord Worm, sia nel registro più alto di riferimento al più recente Di Salvo. La band poi sembra suonare in modo assolutamente perfetto e la produzione poco rifinita lascia pensare che se ci sono stati dei ritocchi successivi questi siano veramente minimi. Da ascoltare, in attesa ovviamente di poter gustare materiale inedito di questa eccezionale band.

Etichetta: Century Media / Self

Anno: 2003

Tracklist: Intro / Crown of Horns / White Worms / We Bleed / Open Face Surgery / Cold Hate, Warm Blood / Phobophile / Shroud / Graves of The Fathers / Drum Solo / Defenestration / Slit Your Guts

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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