Nomeansno: Live Report della data di Firenze

Il pubblico delle grandi occasioni (cioe’ piu’ del solito centinaio circa di facce note) e l’eta’ media da gita dell’INPS (il piu’ giovane in sala si attestava sui trenta, con picchi sui sessanta) e’, alla FLOG, segnale di evento epocale, e tale e’ il concerto di giovedi’ sera: tornano a Firenze, dopo dieci anni precisi, i NoMeansNo.

Dover spiegare perche’ la venuta dei NoMeansNo e’ definibile come "evento" e non come "concerto" implicherebbe l’uso di frasi principianti per "ai miei tempi…" e "quando ero giovane io…" e proseguenti con le usuali considerazioni nostalgico-reazionarie sull’assoluto valore della musica dei tempi andati rispetto alla robetta che consumano "i giovani d’oggi". Conscio del fatto che alcuni trovano, inspiegabilmente, fastidiose o addirittura offensive certe affermazioni procederò al racconto dell’evento con assoluto e freddo distacco.

E allora: aprono la serata gli ottimi Zu, trio italiano composto da sax, batteria e basso (manca pero’ il bassista ufficiale della band, arrestato la sera prima a Roma per motivi non noti) dedito ad un complicato ed estremamente sperimentale mix tra freejazz e post rock completamente strumentale. Roba bella ma assai complessa, più adatta forse ad un jazz club che al palco della FLOG, anche se non mancano tratti stilistici vicini alla proposta degli headliners: certe parti di basso e batteria, specialmente quelle piu’ veloci, richiamano molto lo stile dei fratelli Wright; l’esecuzione e’ godibilissima, anche se non c’è molto materiale per scuotere la testolina e saltellare, ed e’ evidente che la gente e’ tutta li per il piatto principale e, pur apprezzando l’antipasto, non e’ molto disposta a sprecare energie preferendo tenerle in serbo per i tre canadesi. In ogni caso gli Zu meritano, fidatevi! Se capita che vengano a suonarvi vicino a casa non lasciateveli scappare, e presentatevi col cervello acceso.

Il seguito della serata e’ tutt’altra storia. I NoMeansNo, per i giovani all’ascolto (e per i vecchi che non hanno avuto l’infinita fortuna di conoscerli) sono dei simpatici sessantenni canadesi sorridenti, rubicondi e decisamente canuti (potrebbero essere il vostro giornalaio o gommista o idraulico, oppure vostro padre) che da circa venticinque anni suonano un tiratissimo misto tra hardcore decisamente americano, funk, blues, rock, genio e follia pura al ritmo del quale almeno un paio di generazioni hanno ballato e pogato fino allo sfinimento, all’estasi mistica o al ricovero al centro traumatologico ortopedico più vicino (a volte anche più d’una di queste possibilità contemporaneamente).

L’immagine che normalmente si associa ai musicisti di lunghissima data e tardi nell’età e’ usualmente quella di signori compiti che suonano musica raffinata in seriosi e costosissimi teatri. Niente di più lontano dai tre canadesi. Dimenticatevi roba snob e decisamente moscia come, tipo, una PFM o dei Pink Floyd qualsiasi, questi anziani signori pestano come fabbri, suonano alla velocità della luce ed urlano come indemoniati, tra lo stage diving ed il pogo furioso dei nostalgici in sala, roba da stracciare qualsiasi gruppo estremo in circolazione attualmente, indipendentemente dal genere suonato. I pezzi, pescati più o meno da tutti la discografia, si rincorrono per un’ora e mezza di pura follia, con pochi spazi dedicati al dialogo col pubblico. Alla fine del lungo concerto i tre pensionati canadesi se ne vanno sorridenti, sciolti e solo un po’ sudati, mentre la gente in sala raccatta da terra i molari perduti e si massaggia le costole rotte. Concerto dell’anno sulla fiducia, lunga vita ai NoMeansNo e speriamo d’invecchiare come loro.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi