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Hardcore Superstar – Recensione: No Regrets

Un disco rock, solitamente, non ha molte pretese. E da un disco rock non ci si aspettano grandi cose. Possibilmente che ci faccia:

a) muovere la testolina con decisione avanti e indietro;

b) fare un po’ di air-playing davanti allo specchio;

c) cantare a squarciagola i ritornelli ruffiani che lo infarciscono;

d) vergognarci come cani per aver fatto una delle suddette cose in autobus di fronte a vecchine allibite e basite.

Se un disco rock non riesce nemmeno in uno di questi intenti viene, a mio avviso giustamente, definito moscio, spompato, privo di mordente, pedante e mille altri aggettivi che servono a descrivere una decisa carenza di emozioni. La stessa che marchia a fuoco l’ultimo disco degli Hardcore Superstar: un lavoro ben prodotto, ben suonato, ben cantato ma che non riesce, tranne qualche raro episodio, a coinvolgere come dovrebbe. Ogni volta che si passa ad una canzone nuova, quella appena ascoltata scivola via senza lasciare alcuna traccia, come olio su un tavolo troppo pulito.

Gli Hardcore si sono limitati a battere nuovamente le strade delle produzioni precedenti, senza aggiungere né togliere niente alla formula che li ha portati all’attenzione del mercato. Non riuscendo però a recuperare l’orginalità di ‘Bad Sneakers…’, già parzialmente persa ai tempi di ‘Thank You…‘. Certo non mancano gli spunti positivi, come il singolo ‘Honey Tongue’ o ‘Why Can’t You Love Me like Before’, mentre si fa più marcata l’impronta melodica di D.A.D. e Hanoi Rocks. Ma è il prodotto d’insieme che non convince: che disco rock è quello che non riesce ad attirare la tua attenzione nemmeno quando leggi le istruzioni per l’uso della carta igienica?

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