No Name Faces – Recensione: NNF 3.0

Provenienti dalla Svezia ma fronteggiati dall’eclettico singer franco/britannico SKEB (nato in Giappone), i No Name Faces sono formati da Morgan Lydemo (chitarra), Jonathan Lundberg (batteria) e Soufian Ma’Aoui (basso) e con “NNF 3.0” arrivano alla pubblicazione del terzo album. Autori, come loro stessi lo definiscono, di un “metal con riflessi pop”, i quattro non nascondono la propria passione per l’aspetto più immediatamente melodico, col quale però abbracciano sia suggestioni cinematografiche che testi niente affatto banali, basati per la maggior parte sulle tematiche dell’introspezione, della resilienza e dell’esperienza umana. Con meno di duemila follower su Facebook, un cammino autoprodotto e nessuna menzione sulle nostre pagine, complice anche una biografia abbastanza fumosa, è evidente che le sorti musicali della band scandinava sono ancora tutte da scrivere, circostanza che – nonostante qualche recente scottatura nordica in territorio pop metal – rende l’ascolto di questo nuovo lavoro ancora più interessante. La prima sorpresa arriva con “Unspoken Hero”, un esordio cadenzato e dai toni piuttosto ombrosi, tra arpeggi alla Ghost ed una ritmica di stampo gothic che mi ha ricordato anche qualcosa dei mai dimenticati Sentenced: se non fosse per il cantato di SKEB, graffiante e misurato ma certamente di fattura più modern, il resto viaggerebbe su coordinate dense e pesanti, una scelta ancora più coraggiosa perché posta proprio in apertura. Il ritornello di questa canzone conquista gradualmente, complice la potenza della voce raddoppiata, lungo una durata di oltre cinque minuti che porta i No Name Faces oltre i confini di quella dimensione radiofonica alla quale la loro presentazione – dai toni fin troppi umili e sportivi – avrebbe portato a pensare.

I sentori quasi-doom della seguente “Wonderland”, posti in aperto contrasto con il titolo stesso del brano, rassicurano l’ascoltatore circa l’assenza di repentini cambi di pelle e di facciata: “NNF 3.0” esprime una sofferenza autentica con uno stile contemporaneo, forte dell’interpretazione del suo cantante, di componenti orchestrali che affiorano con delicatezza e di un aspetto visuale forse non ancora del tutto sviluppato, ma certamente in grado di avvicinare questo ascolto all’esperienza di un articolato concept. In questa visione, gli episodi più facili ed immediati (“I Am Not Your Bitch”) acquistano un senso diverso, più profondo se considerati nel contesto altrimenti corposo: il pezzo cantabile da tre minuti si trova così a definire solamente uno dei lati del quartetto, e senza cedere troppo in termini di atmosfera, che rimane quella imprevedibile, circense e psico-poetica di un normale episodio di “American Horror Story”.

Le tracce di incontaminata dolcezza sono poche e comunque piacevoli (“Silent Goodbye” e “We Are Not Alone” sono ballad arrangiate con gusto e mestiere), ma l’impressione è quella che i No Name Faces diano il meglio di sé quando messi nella condizione diagonale di alludere sottilmente, tratteggiare ed inserire qualcosa di sporco, scomodo e sorprendente, onorando quella componente metal che, in fondo, li ha finalmente accompagnati sulle nostre pagine. E’ in queste occasioni che SKEB ed i suoi danno la sensazione di mettersi alla prova e divertirsi di più, forse perché questi sono i momenti nei quali le (possibili) diversità dei loro percorsi umani e dei loro gusti trovano una manifestazione che comunica ambivalenza e veicola emozione (“Dr. Jekyll & Mr. Hyde”). Ed è questa la dimensione fuori rotta, più complicata, intima e sfidante nella quale, mentre ci si avvia soddisfatti alla fine della scaletta, mi auguro di ritrovarli sempre più spesso in futuro.

Pur non avendo avuto l’opportunità di ascoltare i due album precedenti, riconosco a “NNF 3.0” un carattere ed una personalità che (complici le fatiche dell’autoproduzione) sanno di sacrificio, di vissuto tangibile ed autentico (“In The Name Of What”), e che inseriscono questo nuovo lavoro in quella che – a naso – sembrerebbe essere una traiettoria assolutamente ascendente. Nonostante una via che non appare ancora del tutto tracciata, come si intuisce da una presentazione che confonde, da un aspetto visuale poco comunicativo e da una tracklist non sempre coerente (“Wake Up” è un esperimento electro/industrial riuscito solo a metà), su questo disco c’è abbastanza materiale non solo per divertire con una buona dose di rock (“Complicated”), ma anche per alimentare l’interesse verso una band che ha evidentemente qualcosa da dire.

Etichetta: Autoprodotto

Anno: 2024

Tracklist: 01. The unspoken hero 02. Wonderland 03. I am not your bitch 04. Silent goodbye 05. In The Name Of What 06. Wake Up 07. We are not alone 08. Dr Jekyll & mr Hyde 09. Complicated 10. The Sacrifice
Sito Web: facebook.com/nonamefaces

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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