Nitrate – Recensione: Feel The Heat

Formati nel 2015 a Nottingham dal bassista Nick Hogg, con l’aiuto del compositore Rob Wylde (Midnite City, Tigertailz, Teenage Casket Company, Vega), i rocker melodici Nitrate citano tra le proprie band di riferimento Def Leppard, Europe, Journey e Bon Jovi: nonostante questa sia la prima occasione nella quale ci troviamo a recensirli, gli inglesi hanno in realtà già dato alle stampe tre album con le apparentemente defunte MelodicRock Records e Aor Heaven (“Real World” nel 2018, “Open Wide” nel 2019, “Renegade” nel 2021), anche se si ha l’impressione che sia con l’approdo a Frontiers che possa avvenire il vero salto di qualità. “Feel The Heat” è stato infatti realizzato con una formazione finalmente stabile ed un notevole dispiego di mezzi, come testimoniato dalla produzione a cura della Martin Bros Productions (Vega) e dalla presenza sull’album di artisti e compositori affermati come Isabell “Issa” Øversveen, Paul Laine (Danger Danger, The Defiants), Bob Mitchell (Cheap Trick), Leon Robert Winteringham (LRW Project), Alan Clark (Change of Heart) e naturalmente lo stesso Rob Wylde. Per una volta, l’affermazione che “questo è il migliore album che abbiamo mai scritto e registrato” sembra corroborata dai fatti ed ancora più efficace nel far crescere l’attesa nei confronti della pubblicazione del disco.

Feel The Heat” si apre dunque con le sirene della sua title-track, un artificio alla Motley Crue (ed altri) sempre capace di creare una qualche tensione: in realtà ci si accorge in fretta che non è propriamente il pathos ad interessare il quintetto fronteggiato per la seconda volta consecutiva da Alexander Strandell, quanto piuttosto il divertimento immediato dato dai suoni tipici degli anni ottanta (“Big Time“), combinati con ritornelli ammiccanti ed assoli di chitarra per ricreare quella stessa magia. E’ quindi la volontà di ricercare anzitutto il disimpegno a dettare le scelte alla base di questo quarto lavoro: i chorus infatti non si fanno mai troppo attendere e, soprattutto, tendono a ripetersi per essere sicuri di ficcarsi stabilmente nelle teste degli ascoltatori.

La rigida aderenza ad un modello che conosciamo già nulla deve togliere alle qualità messe in campo dai Nitrate: nonostante il passo leggero con il quale “Feel The Heat” percorre i suoi quarantotto minuti (rimarcato dall’abuso di “ooohhh” e “yeahhh”), esso propone arrangiamenti di gusto notevole (con un grande lavoro di James Martin alle tastiere), un’attenzione a dir poco maniacale a tutte le parti vocali (“All The Right Moves” è materiale da studio) ed un’esuberanza chitarristica ulteriormente amplificata dall’ottima intesa instauratasi tra Tom Martin e Richard Jacques. I momenti nei quali tutti questi elementi trovano una sintesi perfetta sono frequenti, a tutto vantaggio della riuscita di questo lavoro e dalla percezione positiva che ne condiziona felicemente l’ascolto: basta ascoltare “Wild In The City” o “Haven’t Got Time For Heartache” per apprezzare non solo la dedizione assoluta dei Nitrate, ma anche il modo in cui i quasi dieci anni di vita del progetto sono stati messi brillantemente a frutto per creare un prodotto davvero robusto, pulsante (“Strike Like A Hurricane”) e consigliabile senza riserve a tutti gli amanti di queste soffici, pettinate e romantiche sonorità.

Per quanto il solido ancoraggio ad uno stile con quarant’anni sul groppone potrebbe costituire per alcuni un fattore limitante, perché anche nel nuovo ci sarebbero cose interessanti da esplorare, i rocker inglesi si dimostrano grandi musicisti, coerenti e nostalgici ai limiti di un’orgogliosa testardaggine ed intelligenti nell’affidarsi a colleghi che possano davvero apportare idee e consistenza al loro sogno. “Feel The Heat” presenta una scaletta che certamente non eccelle per varietà né offre particolari sorprese, ma che in ogni momento – e qualsiasi sia la traccia che si decide di ascoltare – garantisce esattamente quel tipo di svago educato (“Satellite”) al quale rock melodico ed AOR, soprattutto se espressi nella loro forma migliore, ci hanno abituato. La passione a tratti struggente (“One Kiss”) con la quale questo quarto disco è stato progettato e realizzato gli permette di diventare qualcosa di più di un semplice e meccanico omaggio al passato, ai grandi nomi ed ai tempi che furono: “Feel The Heat” ha tutte le caratteristiche per dare ulteriore impulso all’avventura, e la collaborazione con una casa discografica importante sembra esattamente ciò di cui Hogg e compagni avevano bisogno per spiccare il grande salto.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2023

Tracklist: 01. Feel the Heat 02. All the Right Moves 03. Wild in the City 04. Needs a Little Love 05. One Kiss (To Save My Heart) (featuring Issa) 06. Live Fast, Die Young 07. Haven't Got Time For Heartache 08. Satellite 09. Strike Like a Hurricane 10. Big Time 11. Stay
Sito Web: facebook.com/Nitrateofficial

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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