Nita Strauss – Recensione: The Call Of The Void

Un lavoro di “sangue, sudore e lacrime”. Sono queste le parole con le quali Vinita “Nita” Sandhya Strauss, virtuosa chitarrista di Los Angeles famosa per la sua collaborazione con Alice Cooper, presenta “The Call Of The Void”, secondo capitolo di una carriera solista che ha spiccato il volo con la pubblicazione di “Controlled Chaos” nel 2018. Nonostante l’età relativamente giovane, Nita – che si definisce una discendente del compositore austriaco Johann Strauss – vanta una carriera musicale già di grande spessore, che dalle prime esperienze nelle tribute band (The Iron Maidens) l’ha poi portata alla corte di Alice Cooper, di Demi Lovato e delle copertine delle riviste che hanno visto in lei una dirompente combinazione di tecnica, entusiasmo ed indubbio fascino. “Call Of The Void”, letteralmente richiamo del vuoto, è una sorta di forza che inspiegabilmente ci vorrebbe trascinare nel baratro, ed anche il titolo di un album che si avvale del contributo di numerosi ospiti: la presenza tra gli altri di Alissa White-Gluz (Arch Enemy), Anders Fridén (In Flames), Marty Friedman, Dorothy Martin e dello stesso Alice Cooper dimostra non solo le ambizioni di questa seconda uscita solista, ma anche il network di collaborazioni che questa artista è riuscita ad intrecciare nel corso dei suoi trentasei anni: un risultato che in qualche modo testimonia un approccio alla musica energico ed infaticabile, già fonte di positiva ispirazione ancor prima di cominciare gli ascolti.

L’album si apre con una “Summer Storm” che, sotto le mentite spoglie di un’introduzione umida ed atmosferica, si scopre essere in realtà una mazzata heavy/thrash strumentale nella quale è l’assolo di chitarra a farla naturalmente da padrone: accompagnata da una batteria moderna e portata in primo piano in sede di missaggio, la Strauss esibisce un campionario tecnico e melodico che ci aiuta a conoscerla, o riconoscerla, nel giro di una manciata di battute. Un’artista innamorata dell’apertura melodica e della struttura rocciosa, ancorata da un lato agli schemi dell’heavy più classico (“Momentum” sembra ripercorrerne l’intera storia in quattro minuti) e dall’altro perfettamente a suo agio anche quando è il caso di lasciarsi andare a costruzioni più semplici ed estive (“Winner Takes All”). L’ingresso delle parti cantate, a partire dalla successiva “The Wolf You Feed”, permette di capire ancora meglio le coordinate sulle quali questo lavoro preferisce assestarsi: complice la personalità di Alissa White-Gluz, la canzone presenta un death/core melodico e moderno interpretato al femminile (“Monster”, a proposito, è davvero tosta e orgogliosa), con parti strumentali che aggiungono un bello strato di delicatezza ed atmosfera. Se quindi “The Call Of The Void” sposa volentieri le sonorità più dure, è negli onnipresenti spazi melodici che la chitarra della Nostra si rivela con maggiore efficacia (“Consume The Fire”), mettendo in secondo piano la componente ritmica a favore dello sviluppo di un buon assolo (“Scorched”). Il carattere ultra-modernista di questo disco, ulteriormente sottolineato dai piccoli e frequenti inserti elettronici, lo rende qualcosa di diverso dal solito prodotto da guitar-hero, al punto che tutta l’impalcatura potrebbe stare in piedi anche senza assoli e virtuosismi: tanta è la grinta e tanto il nervo esibiti (“Through The Noise”) che molte delle parti di chitarra suonano come un gustoso plus, piuttosto che l’unico motivo per tentare un ascolto, una scelta che se da un lato rende il prodotto meno specialistico e polarizzante, dall’altro gli farà ottenere più possibilità di esposizione e rotazione.

Al buon risultato finale contribuisce naturalmente anche la qualità degli ospiti: se tutti, i cantanti in particolare, si dimostrano capaci di una prova all’altezza, le tracce interpretate da Dorothy (la corale “Victorious”) e Anders Friden (la In Flames alla vecchia manieraThe Golden Trail”) sembrano fatte su misura per i rispettivi frontman/woman, dimostrando una chimica che forse non bacia ogni episodio, ma che quando si affaccia segna un altro punto pesante a favore dell’album. Certamente pirotecnico, ma non al punto da confluire nella corrente errante dei numeri circensi, “The Call Of The Void” è prima di tutto un disco di metal moderno e sufficientemente vario, al quale la componente delle sei corde aggiunge un contributo importante ma non in grado di modificarne la natura intrinseca. Una natura vigorosa e trascinante che non può né vuole aspirare allo status di classico (“Dead Inside” è uno degli esempi dal sapore alternative più facili), ma che si dimostra tuttavia in grado di regalare un intrattenimento di qualità, nel quale tecnica e divertimento trovano una sintesi forse non straordinariamente longeva, ma non per questo meno apprezzabile.

Etichetta: Sumerian Records

Anno: 2023

Tracklist: 01. Summer Storm 02. The Wolf You Feed (feat. Alissa White-Gluz) 03. Digital Bullets (feat. Chris Motionless) 04. Through The Noise (feat. Lzzy Hale) 05. Consume The Fire 06. Dead Inside (feat. David Draiman) 07. Victorious (feat. Dorothy) 08. Scorched 09. Momentum 10. The Golden Trail (feat. Anders Fridén) 11. Winner Takes All (feat. Alice Cooper) 12. Monster (feat. Lilith Czar) 13. Kintsugi 14. Surfacing (feat. Marty Friedman)
Sito Web: facebook.com/NitaStrauss

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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