Nihil Extreme Metal Festival 2009: Live Report

Come ogni anno Metallus ha partecipato al Nihil Extreme Metal Festival, una kermesse musicale dedicata alle molteplici sfaccettature del metal estremo. L’edizione 2009 del Nihil, la sesta, ha luogo per la prima volta a Milano ed è un’occasione, oltre che per ammirare le teste di serie del genere, per valutare un panorama italiano sempre più attivo e in espansione.

SABATO 05 SETTEMBRE

A cominciare dovrebbero essere i deathsters milanesi Kadavar, recenti autori di uno splendido album di esordio, che tuttavia sono costretti a rinunciare allo show per motivi inerenti alla line-up.

Aprono allora le “danze macabre” i Delirium X Tremens, four-piece veneto sotto contratto con Punishment 18 e foriero di un death metal claustrofobico e dalle tinte industrial, memore non solo dei risvolti classici del genere ma con numerose influenze che vanno dagli Strapping Young Lad agli Slayer. Show estremamente compatto il loro, corredato di ottima presenza scenica e bagaglio tecnico sopraffino. Fin dalle prime battute notiamo però come i suoni siano decisamente troppo alti e “impastati”, una pecca forse imputabile alla scarsa tradizione metal del locale che purtroppo inficerà la maggior parte dei concerti di questa due giorni.

La lezione impartita dal vecchio death a stelle e strisce si avverte invece negli Eroded, act alessandrino che molto deve alla vecchia guardia del genere. Brani quadrati ed essenziali, corredati di riferimenti a Cannibal Corpse, Dying Fetus e Suffocation, sono le caratteristiche di questa band, alla quale manca forse un po’ di presenza scenica, ma non di sicuro l’impatto.

I Voids Of Vomit, da Brescia, contano sull’appoggio di gran parte del pubblico. Colpisce in primis il carisma del vocalist V.Vomit, autore di una buona prova e showman da non sottovalutare. Il loro death metal, compatto e con numerosi rallentamenti in chiave doom, ricorda in gran parte i Grave e gli stessi headliner Asphyx, non a caso omaggiati della cover di “Rite Of The Shades”.

Non si può mai sapere cosa succederà durante un concerto dei Tombers! Questa volta, il front-man Il Colonnello si limita al lancio di fettine di carne e pagine di giornali porno, brandendo l’inseparabile motosega e paventando uno scompisciante programma elettorale (“Tombers! Più porno per tutti”!) La loro miscela di black metal, death e punk è ironica e ignorante quanto basta: nessun preziosismo tecnico, solo strumenti massacrati e deliri assortiti. Eppure, la loro attitudine “politically uncorrect” continua a piacerci parecchio.

Le sonorità e il background lirico degli storici Nile si riflette nei Nefas, non semplici continuatori ma quasi contemporanei del combo di Greenville. Brutaloni di gran classe, i Nefas fanno rivivere i miti sumeri nei loro brani di enorme spessore, non scevri da dimostrazioni di tecnica e innesti melodici. Ottima prova per i milanesi.

Australiani di origine ma naturalizzati olandesi, i Destroyer666 fanno il loro ingresso sul palco del Club 71 accolti da un’ovazione del pubblico. Con loro, che festeggiano il quindicesimo anno di attività con le release dell’album “Defiance” per Season Of Mist, si respira un’aria sulfurea e rivive quel thrash ante-litteram devoto al primo periodo di Bathory, Celtic Frost e Destruction. La grande professionalità della band, guidata da un Keith “Warslut” in forma smagliante, rende meno fastidiosi i suoni sempre troppo alti e inadatti a band di un simile livello. L’essenzialità è dalla loro, con un set basato in massima parte sulla velocità d’esecuzione ma di grande impatto, reso ancora migliore da un’interazione con il pubblico che non manca mai.

E sulla stessa carta punteranno i veterani Asphyx, olandesi e da più di quattro lustri devoti al death metal esplorato nei suoi risvolti doom. Il nuovo album, “Death…The Brutal Way”, che arriva dopo nove anni di silenzio, uno split e una successiva reunion, riceve questa sera un particolare tributo. Non mancano nemmeno i classici però, a sublimarsi in brani con una matrice death più sentita, per questa band a metà strada tra i Pestilence e i Cathedral. Come dicevamo, anche gli Asphyx puntano molto sull’impatto e l’interazione con il pubblico. Martin Van Drunen è in forma smagliante, la sua voce ha una grande potenza e altrettanto buono sembra l’umore del resto della band, solida sul palco. A fine concerto, Martin e soci vorrebbero offrire un encore più lungo, ma il tempo stringe ed è già ora di lasciare il Club 71. .

DOMENICA 06 SETTEMBRE

Il ritardo accumulato durante il nostro arrivo al locale ci fa perdere l’esibizione dei black metallers Gort, opening act della giornata.

Spazio dunque al raffinato thrash/prog metal degli Exence. Fiorentini e figli legittimi dei Death, questi ragazzi propongono una manciata di brani raffinati ma durissimi, complessi ma non indigeribili, supportati da un bagaglio tecnico impressionante. L’unico rammarico è che i suoni, anche oggi da dimenticare, non consentono di apprezzare appieno le potenzialità esecutive di questo promettente ensemble.

Un po’ più anonima, vuoi per lo show appena concluso degli Exence, vuoi per (non vogliamo girare il dito nella piaga, ma tant’è…) il soundcheck ancora inadatto, è invece la performance dei bergamaschi Unhloy Land, che invece propongono un black metal di stampo classico che, nella sua marzialità e nei tratti epici, ricorda Marduk e Darkthrone. Prova d’impatto la loro, ma i brani sembrano piuttosto somiglianti l’uno all’altro.

Al di là della bassa posizione in scaletta, i romani Lunarsea sono i vincitori morali della giornata. La band laziale, dedita a un death metal melodico memore della lezione impartita da At The Gates e primi Arch Enemy ma con un tocco del tutto personale, mette in mostra cuore e muscoli, offrendo una performance riuscitissima sia dal punto di vista umano che da quello tecnico. Il vocalist Filippo Palma non fa mancare un attimo il rapporto con il pubblico, ringraziandolo calorosamente per l’affetto dimostrato, mentre il resto della band compie egregiamente il proprio dovere mostrando non solo una padronanza perfetta degli strumenti ma anche un’estrema solidità sul palco. A tutti voi è suggerito l’ascolto di “Route Code Selector”.

E’ poi tempo di tornare sui lidi del black metal più intransigente con gli Stormcrow, da Milano. La band, dal sound epico e glaciale, mostra continuità con la scena nordeuropea degli anni ’90, preferendo un approccio più tecnico se vogliamo, con alcuni collegamenti ai Marduk. Marziali e impassibili, i milanesi si fregeranno di uno show senza fronzoli e di grande impatto, come vuole la tradizione del genere.

Performance particolare e tra le più riuscite del festival per i Malasangre. La band propone quello che si potrebbe definire un crocevia tra lo sludge e il funeral doom. Il loro è il sound del destino portato ai limiti estremi: la lentezza del doom metal viene ulteriormente diluita da questo act con ritmi ipnotici e distorsioni al limite dell’umano. Oggi ci offrono due lunghe suites occupando quasi quaranta minuti di spettacolo, con il valore aggiunto di un vocalist interpretativo e di grande carisma.

E torniamo al black metal con i Nefarium. Sembrano svedesi a sentirli suonare, tanto il loro sound, pur legato alla tradizione, è ricco di tecnica esecutiva e di ampie aperture melodiche. Invece sono di Aosta, ma la scuola è quella dei Dark Funeral (Chaq Mol ha partecipato come guest sul loro ultimo album, “Haeretichristus” registrato tra l’altro presso gli Hitfire Studios, in Svezia appunto) e si sente tutta. Ritmi serrati e profonde parentesi epiche, ci accompagnano durante una performance in cui i nostri, potenti e inamovibili, dimostrano carisma e padronanza della scena.

Con Ul Mik e i suoi Longobardeath c’è sempre da divertirsi! La folle band, autrice di album dal calibro di “Polenta Violenta” e “Bonarda Bastarda”, propone un thrash metal di stampo mitteleuropeo cantato in dialetto milanese! Dopo aver esortato chi si era seduto, affaticato dalla due giorni, ad alzarsi e aggiungersi al pogo che un concerto thrash metal non lo si può guardare stando “..setaa giò”, Ul Mik inizia lo spettacolo! Lo show è di quelli tosti, col vocalist che da vero showman si muove da un lato all’altro del palco scaldando a dovere gli astanti. Per l’occasione, anche per venire incontro alle esigenze di chi non comprende l’idioma meneghino, il gruppo propone oltre ai suoi scompiscianti successi, come “Ul Giacumin Strasciabusecch” e “Ul Fradel De L’Amis Del Cugnaa”, una serie di cover che omaggiano i Vexed (thrash band milanese nella quale militano Mik e il chitarrista Roberto), i Motorhead (con l’ormai mitica “L’Ass De Picch”, ossia “The Ace Of Spades” in milanese) e “Black Metal” dei Venom. Giusto per rendere il concerto, oltre che divertente, “cattivo” e affilato al punto giusto.

Invece, spiace dirlo, una punta di delusione la riserviamo per i Dark Funeral. La band è senza dubbio in forma, questo sì e la resa esecutiva non si discute. Rimane però l’impressione, complice forse un pubblico non particolarmente numeroso, che gli svedesi vogliano svolgere il loro compito il più velocemente possibile. I successi ci sono proprio tutti, addirittura le vecchie gemme “The Secrets Of The Black Arts” e “Vobiscum Satanas”, Caligula canta in modo convinto ma è altrettanto fermo al centro del palco e si limita a ringraziamenti di circostanza e luoghi comuni (“Milano, sei la capitale del black metal!”) mentre Ahriman, impassibile, mantiene un atteggiamento alquanto distaccato. La band è professionale e il concerto senza dubbio ottimo da un mero punto di vista tecnico, peccato però che il calore e il coinvolgimento siano stati messi in secondo piano. E va beh, sono svedesi…

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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