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Nightwish – Recensione: Decades

A vederli ora, 20 anni di Nightwish sono volati in un lampo. Una storia incredibile che ha visto la band diventare grandissima, supportata da una buona dose di talento e da una tenacia oltre i limiti. Ad osservarli ora, con il senno di poi, tutti avrebbero scommesso sul successo di questa band dalla terra dei mille laghi.

Mentendo spudoratamente.

A riflettori del “bar metallo” spenti, tornando indietro di 20 anni, nessuno avrebbe osato scommettere una birra annacquata sul successo planetario dei ragazzi di Kitee. Ma ad ascoltarli oggi, però, capisci cosa ha fatto la differenza rispetto a tanti altri: tenacia, determinazione e grande capacità di comunicare al mondo le proprie canzoni. E allora ecco arrivare puntuale il coro dei “Io l’avevo sempre detto”. Mentendo sapendo di mentire. Ma con 20 anni di carriera e di vita addosso, i Nightwish sono molto più che dei “sopravvissuti” dell’Heavy Metal, sono stati prima una piccola scintilla, poi l’incendio a bruciare la scena.

Anche – e soprattutto – alla faccia di chi all’inizio li considerava poco più che un esperimento.

Tutto merito della voce lirica di Tarja Turunen? Almeno agli inizi sì, perché quel contrasto, quella miscela tra “silk” & “steel”, era certamente qualcosa di inaspettato e curioso. Magari pomposo per qualcuno, spesso pesante per altri, ma senza dubbio un tentativo coraggioso, innovativo ed in continua evoluzione. Un percorso da mandare a memoria per tutte le giovani band, troppo spesso affannate nel cercare a tutti i costi un “posto” anche se non pronte. Osare, provare, migliorare. C’è poi stato il periodo con Annette Olzon, che ha scosso band con canzoni sì epiche ma più dirette e potenti, fino ad arrivare all’ultimo e recentissimo periodo con Floor Jansen dove la musica si è fatta screziata di suono sempre più folk. Una storia dai volti diversi, ma dalla grande concretezza musicale. Dettaglio di non poco conto della doppia raccolta, la scelta di voler “rispettare” la storia della band, senza inutili (a mio modestissimo parere nda.) registrazioni extra a cancellare la storia dei musicisti passati in casa Nightwish.

A rendere unica la storia di questa band tenacia e talento. E pazzia nel “vedere” una musica diversa. Un nome su tutti a rappresentare queste parole: Tuomas Holopainen. Compositore e mente pensante della band dalla nascita. Come alchimista è riuscito a trasformare la materia grezza che si trovava in “Angel Falls First” fino a farla diventare pietra preziosissima con gli ultimi lavori, dove si ascolta la maturità e l’ambizione di una band che ha capito di aver tracciato una strada impossibile da percorrere per buona parte dei “comuni mortali”.

Ci sono tutte le canzoni più famose della band da “Élan” a “The Carpenter”, in un percorso a raccogliere quanto seminato in anni di passione ed impegno. Ci sono le suite, ci sono i pezzi più diretti ed i singoli di successo. Una band che ha voluto raccontare 20 anni, senza troppi fronzoli, senza celebrazioni pompose e con la “testa bassa” di chi sa di volere e potere scrivere ancora pagine di musica. Un bignami corposo e rapido per cercare di capire la storia di una delle band più fortunate e di talento degli ultimi anni. Consigliato a chi dei Nightwish si è fermato solo alle copertine degli album.

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