Avenged Sevenfold – Recensione: Nightmare

Alle volte il destino è davvero tragico: il lutto che poco tempo fa ha colpito gli Avenged Sevenfold ha rischiato di compromettere la loro carriera. Jimmy “The Rev” Sullivan, il batterista, è stato trovato morto per overdose di farmaci, e questo ha portato non poche difficoltà alla band, in procinto di registrare il loro sesto album in studio. I ragazzi, dopo aver deciso di incidere comunque il materiale composto assieme a The Rev, chiamano il batterista preferito del loro compagno defunto, ossia Mike Portnoy dei Dream Theather. “Nightmare” è un album così quasi surreale, dettato da un’atmosfera magica che pervade per tutta la durata del disco. Dopo il non brillantissimo “Avenged Sevenfold“, album assai caotico, dal quale si salvavano pochi pezzi, questo ultimo disco presenta la “nuova” band, segnata sì da un profondo dolore, ma anche da una sentita e sofferta rinascita di un gruppo che ormai non è più stereotipato dentro ad un genere, ma che vive di luce propria e che percorre una sua personale strada. Parliamo ora di questo “Nightmare“. L’opener, che da il titolo al lavoro, è il classico pezzo alla Avenged Sevenfold: strofa aggressiva, ritornello clean-melodico accattivante. Si sente fin da subito però aria di cambiamento. I suoni, affidati al produttore hip hop Elizondo, sono più incentrati sull’aggressività di basso e batteria, rendendo perciò il tutto più d’impatto ed aggressivo. Si prosegue con “Welcome To The Family“, “Danger Line” (un pezzo che riprende un pò le vecchie sonorità della band) e “Buried Alive“, forse uno dei brani più belli del disco. “Natural Born Killer” mette in risalto appieno il “nuovo” batterista Portnoy, preciso e violento come al solito. “So Far Away” e “God Hates Us” servono alla band per dimostrare la bravura di M.Shadows alla voce e mister Gates alla chitarra, ma nel complesso fanno un pò da riempitivo. Si arriva a “Victim“, pezzo caratterizzato dall’emotività, dal sentimento, in un continuo e imponente crescendo musicale, per un totale di quasi otto minuti, ed una fine accompagnata da una voce femminile incredibilmente toccante. Gli ultimi tre pezzi, “Tonight The World Dies“, “Fiction” e “Save Me“, sono quasi l’uno concatenato all’altro. Probabilmente, i riferimenti fatti per la scomparsa di The Rev, qua si fanno ancora più forti e significativi. Soprattutto in “Save Me“, quasi un inno alla vita, un canto di dolore e di speranza. Un disco più “lineare” rispetto al precedente, non è comunque “City Of Evil” ma gli somiglia molto, con l’unica differenza, a vantaggio, di avere acquisito più esperienza e più maturità. Abbandoniamo il gruppo “da copertina”, i “teen”, per lasciare spazio ai nuovi, “cresciuti” Avenged. Abbandonate ogni pregiudizio, contestualizzate questo disco, il dolore che ne ha comportato e che sempre vivrà nei cuori di questi musicisti per aver realizzato un disco simile in un momento così devastante, e ascoltate. Rimarrete stupiti.

Voto recensore
8
Etichetta: Roadrunner Records

Anno: 2010

Tracklist:

01. Nightmare

02. Welcome To The Family

03. Danger Line

04. Buried Alive

05. Natural Born Killer

06. So Far Away

07. God Hates Us

08. Victim

09. Tonight The World Dies

10. Fiction

11. Save Me


Sito Web: http://www.avengedsevenfold.com

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