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Night Ranger – Recensione: Don’t Let Up

Dodicesimo album per i grandi Night Ranger, che hanno superato i sette lustri di carriera e continuano a fare ottima musica, in particolare per chi ama il rock radiofonico che spopolava negli Eighties. Pure su questo “Don’t Let Up”, quarto lavoro dalla reunion del nuovo millennio, Blades & co. non tradiscono le aspettative, mettendo anzi in evidenza una forma strepitosa oltre ad un lavoro d’insieme sempre più collaudato, risultato dell’amalgama tra la vecchia guardia rappresentata da Blades, Keagy e Gillis e i nuovi Keri Kelli e Eric Levy.

L’apertura fresca e diretta con “Somehow Someway” mostra quel lato solare e quell’allegria contagiosa che è uno dei trademark della band, qui impegnata anche a fare scherzosamente il verso ai concittadini Journey, musicalmente (più o meno) e a livello dei lyrics. “Running Out Of Time” si apre con un duello tra le chitarre di Gillis e di Kelli, mentre all’opposto il mid-tempo “Truth” e la deliziosa title track mostrano il lato più malinconico e romantico dei Night Ranger. Nella stessa vena pure la leggera “We Can Work It Out”, in cui trova la meritata luce dei riflettori quell’armonia e quella fusione delle voci di Jack Blades e Kelly Keagy che hanno reso magica la band. Ancora, la sfrontata “Say What You Want” – Gillis e Kelli scatenati con in sottofondo il drumming sincopato di Keagy – e “Day And Night” mettono in evidenza il lato più propriamente festaiolo, quest’ultima con echi addirittura dei Kiss. Qualche episodio meno incisivo non cambia il giudizio complessivo su un album pulsante e divertente, specchio di un’era che non c’è più eppure assolutamente godibile anche grazie ad una produzione impeccabile e – questa sì – assolutamente al passo coi tempi.

Con la loro voce unica e dall’alto di un’invidiabile esperienza e di una continua ispirazione, i Night Ranger firmano un album che cita senza copiare, che ammicca senza fare piaggeria – e possono permetterselo, essendo stati fra i protagonisti di un’epoca che continua a fare scuola anche oggi. Un album furbo ma scritto, suonato e interpretato con passione vibrante dall’inizio alla fine: segno che hanno ancora voglia di divertirsi e divertirci a lungo?

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