Night Ranger – Recensione: 40 Years and a Night with Contemporary Youth Orchestra

40 Years and a Night with Contemporary Youth Orchestra” non è solo il titolo del nuovo album live dei Night Ranger, ma anche il ricordo di un grande spettacolo che la band americana ha organizzato presso il Key Bank State Theatre di Cleveland il nove Novembre scorso. Uno spettacolo che ha visto il quintetto fronteggiato da Jack Blades ripercorrere alcune tappe della propria carriera con l’accompagnamento di una orchestra di oltre ottanta giovani elementi, di età compresa tra i dodici ed i diciotto anni, che a loro volta rappresentano più di quaranta scuole dell’Ohio. Non il “solito” disco arricchito da una nuova veste classica, dunque, ma un evento carico di significato e di speranza nel quale la tensione della prima volta si è progressivamente stemperata lungo una scaletta di dodici brani. Formati a San Francisco nel 1982 ed autori di undici album in studio, l’ultimo dei quali ho avuto il piacere di recensire in termini entusiastici due anni fa (“un’estrema solidità ad un impianto contemporaneo che non perde mai di vista il fascino di una dolce melodia, di un coro trascinante, di un drumming pesante ed intenso”), i Night Ranger non sono comunque nuovi ai live celebrativi: nel 2016 avevano infatti pubblicato “35 Years and a Night in Chicago”, disco registrato alla House of Blues di Chicago per la cui realizzazione non si erano però avvalsi di alcuna presenza orchestrale.

Analizzando la scaletta di “40 Years and a Night” salteranno innanzitutto agli occhi degli appassionati gli album dai quali sono stati estratti i brani, con le relative annate: il disco più rappresentato è “Dawn Patrol” (1982), tallonato da “Midnight Madness” (1984) e “7 Wishes” (1985), a testimoniare come questa ultima uscita si concentri sul periodo commercialmente più fortunato – targato MCA Records – dei Night Ranger. Disponibile fisicamente in CD, vinile, DVD e Blu-ray, il disco si apre sulle note di una “(You Can Still) Rock In America” interpretata con l’energia scoppiettante e la coesione alle quali il quintetto americano, incurante nei confronti del dato anagrafico, non ha mai rinunciato negli anni: dal punto di vista della produzione si nota però come la scena sonora sia piuttosto ristretta, con tutta l’attenzione concentrata sulla band, mentre l’orchestra assolve, con i suoi archi educati, ad una funzione di semplice accompagnamento. Lo stesso piglio – e gli stessi suoni – li ritroviamo anche in una “Four In The Morning” che vede le chitarre di Brad Gillis e Keri Kelli in primissimo piano, a discapito di tutto il resto: questa scelta certamente restituisce nel modo migliore l’immutata grinta elettrica dei Night Ranger, ma relega ancora una volta gli oltre ottanta elementi provenienti da quaranta scuole ad un ruolo di secondo/terzo piano che probabilmente non rende giustizia al loro impegno ed alla loro bravura.

Rispetto ad un “S&M” dei Metallica (1999) si ha l’impressione che la musica dei Night Ranger, peraltro già arrotondata a sufficienza dalle tastiere di Eric Levy, offra meno opportunità per l’inserimento di altro, soprattutto quando questo altro è così ingombrante: i brani proposti da “40 Years and a Night”, inoltre, sono generalmente piuttosto fedeli agli originali (“Sing Me Away”) e poco sembra essere stato fatto per riarrangiarli e proporli in una veste differente e collettiva. Una scelta che non deluderà i fan più fedeli, perché questo rimane a tutti gli effetti un normale disco di eccellente e coinvolgente hard rock eseguito dal vivo (“High Road” e “Don’t Tell Me You Love Me” sono notevoli), ma che potrebbe deludere quanti si sarebbero aspettati una maggiore presenza di elementi classici e qualche coraggiosa forzatura stilistica. Nonostante questa prevalente impostazione, piuttosto prudente e conservativa, si segnalano comunque un paio di episodi nei quali la presenza degli archi si coglie con maggiore facilità: è il caso di una “Call My Name” nel quale la coabitazione suona per la verità un po’ forzata e di una pirotecnica “Night Ranger” che, espansa dai quattro minuti e mezzo originali agli oltre dieci, sembra sì ricavare lo spazio per l’orchestra… ma in modo un po’ meccanico ed artificioso dopo l’assolo di Kelly Keagy alla batteria.

La malinconica “Goodbye” è probabilmente la canzone nella quale si è trovata la quadra migliore, complice l’impostazione acustica e l’andamento più lento: gli spazi da riempire in un brano del genere sono di più e più facile deve essere stato lasciare spazio all’orchestra, vera protagonista della sua seconda parte. Non avendo potuto valutare le edizioni fisiche sulle quali “40 Years and a Night” viene pubblicato – con un particolare riferimento a quelle audiovideo – è impossibile sapere se il bilanciamento dei suoni sia lo stesso per ciascuna di esse oppure se, al contrario, nel mixing di DVD e Blu-ray si sia dato più spazio al talento ed alla presenza dei giovani musicisti. Per quanto riguarda i soli file audio, mentre non si può tacere dell’ottimo stato di forma del quale i Night Ranger continuano a godere quarant’anni dopo la loro nascita, si devono allo stesso tempo segnalare il periodo storico ristretto ed il numero limitato degli album rappresentati in questa occasione, ed una produzione un po’ svogliata che ha relegato l’elemento orchestrale al ruolo di puro contorno (“Sentimental Street”), finendo col compromettere – democraticamente – parte dell’interesse iniziale e parte del risultato finale.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2023

Tracklist: 01. Intro 02. (You Can Still) Rock In America 03. Four In The Morning 04. Sing Me Away 05. Call My Name 06. Sentimental Street 07. High Road 08. Night Ranger 09. Goodbye 10. When You Close Your Eyes 11. Don't Tell Me You Love Me 12. Sister Christian
Sito Web: facebook.com/nightranger

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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